Cultura e territorio

Maria Grazia Barone, la nobildonna vicina agli anziani di Foggia

Foggia – Tutti conosciamo la nota casa di riposo foggiana, che sorge nel centro di Foggia alla fine di corso Giannone e che porta il nome di Maria Grazia Barone, ma in pochi sappiamo chi fu realmente questa nobildonna.

La storia della Fondazione è estremamente legata a Maria Grazia Barone, o per meglio dire al suo testamento. “Di tutto il mio patrimonio, dispongo che venga istituita nella città di Foggia, un’opera pia per dare assistenza agli anziani e ai bisognosi”. Con queste parole, la donna ha segnato una pietra miliare nella storia del capoluogo dauno.

E’ il lontano 8 maggio del 1900 quando la nobildonna foggiana, moglie del Marchese Giacomo Celentano, sindaco di Foggia negli anni successivi all’unificazione del Regno, dopo esser rimasta vedova e senza figli fa il suo testamento esprimendo la sua volontà di donare tutta la sua grande proprietà terriera ad una fondazione da costruire per gli anziani poveri della città.

Prima di cinque figli, Maria Grazia Barone, nasce nel 1844, in vico San Giuseppe, nel cuore dalla città storica; il padre era Alessio Barone, anche lui sindaco della città di Foggia, perseguitato dal governo borbonico, prima dell’unificazione.

Maria Grazia Barone era una donna molto saggia, eclettica e appassionata di musica. Dedica la sua vita ai suoi concittadini più poveri e disagiati, attraverso azioni di solidarietà, solidarietà che dimostrerà fino alla fine dei suoi giorni con questo grande gesto d’amore nei confronti della sua città.

Due anni dopo la sua morte, nel 1920, fu fondata la Fondazione che ancora oggi porta il suo nome. La struttura caratterizzata da una piazza antistante e un meraviglioso giardino è uni dei più caratteristici edifici foggiani. Per il progetto fu dato l’incarico all’ing. foggiano Carlo Celentano Ungaro, morto nel 1955 il cui busto è presente nella villa comunale.

L’edificio è costituito da un vasto cassone a forma rettangolare, con un cortile interno, accresciuto e completato da due appendici laterali poste sul fronte anteriore. La facciata monumentale, si incentra nell’ingresso a tre portali, sollevati dal piano del giardino a mezzo di scalini esterni e sormontati da una balconata. E’ costituita da un basamento a finti conci di pietra per il piano rialzato, sul quale spiccano i due piani superiori; le finestre, di tre distinte caratteristiche architettoniche per i tre piani, arricchiscono la facciata che è sormontata da un cornicione e da un caratteristico orologio centrale che ricorda quello delle stazioni ferroviarie.

Lo scopo della struttura era quello di offrire ricovero agli anziani poveri della città, fornire una mensa gratuita giornaliera per le famiglie povere, accogliere le trovatelle e le orfane con diritto di rimanere nell’Istituto e, in caso di matrimonio, godere di una dote.

La maggior superficie della costruzione è destinata a camerate, dislocate prevalentemente al 1° piano superiore. Su questo piano sono sistemate anche la Cappella per le funzioni religiose, un soggiorno, l’ambulatorio e l’infermeria, mentre il secondo piano ospita un appartamento per le suore e poche camere per anziani.

La sala da pranzo, le sale di intrattenimento e gli uffici sono sistemati al piano rialzato. Successivamente, negli anni 80 cominciò una radicale ristrutturazione, solo interna, per poter ampliare la ricettività e poter ospitare fino a 400 anziani.

Crediti Foto: Alberto Mangano

Redazione

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