
MANFREDONIA – Ha circa 30 anni e lavora dal 2021 in una comunità per migranti in provincia di Foggia. Qui inizia l’incubo di “Flora” (nome di fantasia), vittima di atti persecutori da parte di un ospite della struttura, che sviluppa un’ossessione nei suoi confronti con chiamate e messaggi continui, anche dopo essere stato allontanato.
Nonostante il blocco del numero, l’uomo continua a contattarla utilizzando utenze diverse. Nel 2023 la donna decide di denunciare con il supporto del Centro antiviolenza di Manfredonia. La svolta arriva nel 2025, quando l’uomo si presenta sul luogo di lavoro e viene fermato dai colleghi: scatta il Codice Rosso e il giudice dispone il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico.
La donna racconta di vivere ancora in uno stato di forte stress psicologico, costretta a muoversi con un dispositivo di allerta sempre attivo. A pochi giorni dall’8 marzo, ha scelto di rendere pubblica la sua storia per incoraggiare altre donne a denunciare soprusi, soprattutto sul lavoro.
Secondo l’avvocata Daniela Gentile, coordinatrice del Cav Rinascita Donna di Manfredonia, è necessario rafforzare gli strumenti di tutela: troppe donne faticano ancora oggi a riappropriarsi della propria vita, nonostante le misure esistenti.

