Chiesa e Religione

Madonna dei Sette Veli: il messaggio del vescovo Ferretti alla città di Foggia

In occasione della Solennità della Beata Maria Vergine dell’Iconavetere, l’Arcivescovo metropolita Giorgio Ferretti ha inviato un messaggio alla Città di Foggia. Di seguito il testo integrale:

IL TESTO. Una finestra sul mistero, questo è l’icona. Il termine “icona” deriva dal greco bizantino “éikóna” traducibile con la parola “immagine” e derivante dal greco classico “essere simile”, “apparire”. Attraverso l’immagine dell’icona noi possiamo intravvedere un oltre, sentire il mistero più vicino.

La prima volta che ho sostato in preghiera davanti all’Icona Vetere (era anche il mio primo giorno a Foggia) ne ho sentito tutto il mistero. L’ho percepito attraverso il velo nero che nasconde il volto di Maria: ho sentito attraverso la sua oscurità, l’abisso di distanza tra me e Dio. Noi così piccoli, fragili, vulnerabili, lontani dall’Onnipotenza Misericordiosa del Padre.

Il legame tra l’uomo e il suo Creatore è un filo. Il nostro “essere simili” a Lui, l’essere creati a “Sua immagine” è offuscato, oscurato dal peccato che crea una distanza incolmabile con il Padre. Siamo poca cosa, peccatori, egoisti, rancorosi, attaccati al denaro, litigiosi, violenti, divisi, lontani dai sentimenti di Cristo.

Ma la Vergine Maria, l’Immacolata, colma questo abisso, perché ella è senza peccato. La sua umile obbedienza al disegno di Dio, fa di lei l’icona, l’immagine della tenerezza pura e della maternità. È lei la madre buona, senza macchia, finestra sul mistero dell’incarnazione.

Per questo la veneriamo a Foggia e per questo la portiamo in processione per le vie della nostra città. L’Icona Vetere è la Madre di Foggia.

Nel Vangelo di Giovanni il Signore Gesù dalla croce vede la Madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, e dice alla Madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi al discepolo: “Ecco tua madre!”.

Alla vigilia della sua settimana santa di passione, il Signore nuovamente ci dice che Maria è nostra madre e noi siamo suoi figli. E noi ci consacriamo a Lei, a Lei presentiamo le nostre preghiere, le nostre inquietudini. Possiamo farlo liberamente, come figli con la madre.

La madre protegge i figli, li educa all’amore, alla fede, vuole tra loro unione, fraternità.

Nell’omelia del mio ingresso a Foggia, parlavo di una casa, una famiglia e di padri, madri e un maestro, Gesù. Oggi di fronte alla nostra Madre Celeste, vorrei nuovamente innalzare la mia preghiera per l’unità della famiglia che vive in questa città. Siamo figli tutti dell’unica Madre. “Donna ecco i tuoi figli”.

Una madre non può sopportare la divisione tra i figli, soffre tremendamente della violenza, della guerra, dell’egoismo, del razzismo, del particolarismo che divide la sua famiglia. Anche la Chiesa è madre e vuole il bene dei figli, vuole l’unità, la pace. Accettiamo questa maternità, sentiamola nell’Eucaristia, nei sacramenti, nella confessione dei peccati. La Chiesa vuole bene a tutti, non ha nemici e come una madre prega per la pace e l’unità della città.

“Ecco tua madre, dice Gesù dalla croce”. Ecco nostra madre. La Chiesa, vuole solo in nostro bene, non ha altri interessi: amiamola, ascoltiamola.

Sento all’inizio di questo anno 2024 aprirsi davanti a noi un tempo nuovo. Sento la risposta di Dio alle nostre preghiere, al nostro desiderio di speranza, di un futuro diverso. Lui è il Padre buono, il Padre nostro che ci dà il pane quotidiano. Lui ci apre un tempo di speranza, Foggia lo merita!

Per questo futuro, insieme dobbiamo lavorare, lottare. Sentiamoci figli e famiglia: Viviamo uniti, onesti, operosi, allegri, gentili, come in una famiglia. Una famiglia che vive in una casa comune, la nostra città.

Fare il bene, insieme per cambiare, è nell’interesse di tutti e di ciascuno.

Care amiche, cari amici, autorità: siamo fratelli, sorelle, sentiamoci tali. Stringiamoci, uniamoci nel fare il bene, nel combattere il male e i sordidi interessi che sfruttano, dividono questa famiglia, sporcano questa casa. Abbiamo una grande responsabilità, tutti! Costruiamo, proteggiamo, coltiviamo questo tempo nuovo. Questa casa è nostra! Questa città è nostra! Amiamola, facciamola più bella. Lo dobbiamo ai nostri figli. Più bella di come l’abbiamo trovata, la dobbiamo lasciare a loro. E dobbiamo integrare i nuovi italiani. Chi, dopo lunghi e pericolosi viaggi della speranza, cerca un futuro migliore, qui lo deve trovare.

Fratelli, insieme possiamo fare molto. Abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno. Abbiamo un Padre, una Madre Celeste, una casa, una famiglia.

Abbiamo un maestro, Cristo che con il suo Vangelo si mostra come vivere e costruire la casa comune: ascoltiamolo!

Questa è la fede: sperare, credere che tutto più cambiare perché siamo amati figli di Dio.

Attraverso i veli dell’Icona Vetere possiamo allora scorgere con gli occhi della fede il suo volto. Il mistero si disvela, e appare il volto materno della Madre Celeste e possiamo vedere il futuro modellarsi nelle mani di Dio.

Fortemente ci impegniamo questa sera di fronte alla nostra patrona a fare il bene, perché è facendo il bene che si è felici, perché la beatitudine è nel dare, nel costruire una Foggia bella, unita, onesta e accogliente. E la nostra Madre Celeste ci proteggerà, ci rafforzerà nei nostri propositi di bene. Proteggerà la nostra Chiesa, le nostre autorità, le nostre famiglie, i nostri figli, i malati, gli anziani. Maria, la Madre, ci darà protezione e pace.

E preghiamo per la Pace: Pace tra noi e Pace in tutte le terre. Amen

Vincenzo D'Errico

Giornalista professionista e scrittore, impegnato a lungo nell’emittenza locale, collaboratore del quotidiano L’Edicola del Sud, direttore della Rivista Filosofia dei Diritti Umani / Philosophy of Human Rights.

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