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L’umanità prima del codice: Nascita di uno spazio d’ascolto a San Severo

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Un racconto di sanità, dignità ed eguaglianza universale.

Accorciare le distanze nella cura non è un semplice slogan, ma una scelta etica rigorosa e un modo concreto di intendere la funzione della sanità pubblica. Quando il diritto alla salute viene proclamato universale, si assume la responsabilità di creare le condizioni affinché ogni individuo possa esercitarlo senza riserve. Nella quotidiana realtà dei servizi socio sanitari, una persona migrante si trova frequentemente ad affrontare un labirinto di ostacoli quali le barriere linguistiche che azzerano la comprensione, difformità culturali e nodi burocratici inestricabili, cui si sommano spesso condizioni di viva precarietà sociale ed esistenziale. Per offrire una risposta tangibile a questo bisogno primario, presso il distretto socio sanitario dell’ASL di Foggia è nato lo “Sportello del migrante”, uno spazio concepito per accogliere, ascoltare, orientare e accompagnare chiunque ne varchi la soglia.

La sede è stata individuata al pianterreno del vecchio ospedale di San Severo, nei locali dedicati all’ufficio scelta e revoca. L’iniziativa nasce dalla profonda condivisione d’intenti e dalla spinta ideale della dottoressa Carolina Villani, coordinatrice degli assistenti sociali del distretto, sostenuta dalla direttrice dottoressa Annamaria Gualano e dalla dottoressa Paola Priore. A garantire un’operatività quotidiana attenta ed efficiente concorrono il dottor Vincenzo Padalino di Sanitaservice e Michele Potenza dell’ASL Foggia, i quali lavorano in costante e virtuosa sinergia con i servizi sociali territoriali.

L’ufficio è aperto al pubblico il martedì dalle 15.00 alle 17.00 e il giovedì dalle 10.00 alle 12.00. Per informazioni ed esigenze di orientamento è possibile contattare il numero telefonico 0882 200577 o inviare una comunicazione all’indirizzo e-mail dsssansevero@aslfg.it.

Questo presidio nasce per edificare un modello assistenziale capace di guardare con coraggio al futuro dell’assistenza territoriale, articolandosi lungo tre direttrici fondamentali: La mediazione linguistico-culturale, indispensabile per cogliere e interpretare rettamente i bisogni profondi, le differenti sensibilità e le molteplici visioni del vissuto di salute e di malattia; la medicina narrativa, intesa come attitudine clinica ed umana a non fermarsi mai alla mera valutazione del sintomo organico, ma a porsi in ascolto della storia irripetibile di ciascun paziente; l’impiego ponderato dell’intelligenza artificiale, adottata quale ausilio tecnologico atto a semplificare la comunicazione diretta e a superare le barriere idiomatiche nell’incontro tra il professionista della salute e il cittadino.

In questa visione, la tecnologia non pretende affatto di sostituirsi al fattore umano, ma assume il ruolo di strumento al suo servizio, inteso a rendere immediata, fluida e serena la relazione di cura. Oltre ogni identificativo STP o ENI, oltre la gestione amministrativa della richiesta di assistenza o la soluzione del singolo problema sanitario, permane indelebile la centralità della persona. E ogni persona porta con sé una storia che merita rispetto ed ascolto. Costruire concretamente le premesse affinché nessuno sia lasciato indietro rappresenta la vera, ineludibile sfida della sanità contemporanea.

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