LUCERA – C’è finalmente una data ufficiale: il prossimo 6 novembre, le due preziose teste votive in terracotta appartenenti alla celebre Stipe del Salvatore saranno formalmente esposte al pubblico. I reperti troveranno la loro definitiva collocazione all’interno del MAU – Museo di Archeologia Urbana Giuseppe Fiorelli di Lucera. Questo attesissimo ritorno mette fine a un’attesa durata sette anni e restituisce alla comunità un pezzo inestimabile della propria memoria storica e devozionale risalente al III secolo a.C.. I manufatti erano stati originariamente rinvenuti durante le campagne di scavo degli anni ’30 sul Colle Belvedere, dirette dall’archeologo Renato Bartoccini. Tuttavia, come spesso accadeva all’epoca, alcune componenti della stipe finirono per vie traverse in mani private, entrando a far parte della collezione Ceci Macrini di Andria e venendo successivamente registrate in una raccolta a Roma.
Il caso è esploso mediaticamente alla fine del 2019, quando la casa d’aste Pandolfini di Firenze ha inserito nel proprio catalogo d’archeologia tre ex-voto fittili (due teste maschili e una femminile) provenienti proprio dal deposito votivo lucerino. Per evitare che questi tesori storici venissero dispersi o acquistati da collezionisti stranieri, si è attivata una straordinaria mobilitazione dal basso. Sotto l’impulso della Fondazione Apulia Felix (guidata dal professor Giuliano Volpe) e con il sostegno del Comune di Lucera e del comitato civico “Custodi della Memoria”, è stata lanciata una campagna di crowdfunding intitolata #Riportiamoacasaleteste. Grazie alla generosità di cittadini e associazioni, il 18 dicembre 2019 la cordata è riuscita ad aggiudicarsi all’asta due delle tre teste contese. La terza testa è stata invece acquistata da un privato. Dopo i lunghi tempi burocratici necessari per il trasferimento, la tutela e la corretta musealizzazione, i due eccezionali volti in terracotta sono pronti a mostrarsi ai visitatori dal 6 novembre, ricongiungendosi finalmente al resto della collezione fittile già custodita nel museo cittadino.
