Lucera, spaccatura interna nel Partito Democratico sulla ricandidatura di Pitta

La comparsa, circa un mese addietro, della sede del comitato elettorale del sindaco di Lucera, Giuseppe Pitta — sfarzosamente collocata in piazza Duomo, non ancora inaugurata ufficialmente ma già con le vetrine tappezzate di manifesti recanti claim come “PITTA SINDACO” — ha sancito con malgarbo e plasticità la sua ricandidatura, sebbene ancora priva di una coesa entità politica e con un’appartenenza tutt’altro che nitida a partiti e/o liste civiche dichiarate.

Un atto irruente che ha rappresentato l’ennesima scossa di assestamento nel fragile equilibrio politico locale: un decorso ampiamente prevedibile, conseguente al sisma principale registratosi lo scorso novembre, con epicentro a Palazzo Mozzagrugno. Le onde d’urto, in questo caso, sono state generate paradossalmente da una parte della stessa maggioranza consiliare, un innesto che Pitta è poi riuscito, in qualche modo, a tamponare.

Questi scossoni hanno inevitabilmente prodotto profondi squarci interni proprio nel già malfermo Partito Democratico locale, principale fautore della recente crisi in Comune seguita alle ultime elezioni regionali, nella quale il partito ha rilevato il proprio scarso appeal in città, fermandosi a un esiguo 9% di consensi a Lucera.

Una debolezza politica che non ha tuttavia impedito ai dem di incidere sull’azione amministrativa, riuscendo addirittura a ottenere il rinvio della seduta del Consiglio comunale prevista per il 1° dicembre scorso, invocando la necessità di ulteriori approfondimenti su ben quattro rilevanti dossier di natura urbanistica, fortemente voluti da Pitta, che ne detiene la delega assessorile sin dal suo insediamento.

Argomenti che, dopo tanto strepitio, sono stati poi deliberati favorevolmente e in modo incruento nella seduta del 15 dicembre.

Oggi più che mai la sezione di via Scassa appare spaccata in due fazioni contrapposte.

Da un lato i pittiani, che coadiuvano la ricandidatura del loro beniamino intravedendovi l’unica possibilità di garantirsi una prosecuzione amministrativa senza rompere l’attuale alleanza con Forza Italia, a patto che il partito di centrodestra accetti di presentarsi sotto le più rassicuranti mentite spoglie di una lista civica, dal momento che, sostengono, non esisterebbe alcun pregiudizio nei confronti delle persone che la rappresentano.

Dall’altro gli anti-pittiani, sempre più restii e diffidenti, che immaginano uno scenario politico alternativo e si dichiarano ormai convinti che il sindaco uscente non sia più in grado di permeare il corpo elettorale come in passato; soprattutto, manifestano una crescente ostilità verso qualsiasi intesa con il centrodestra, come se soltanto adesso avessero preso coscienza del fatto che il PD amministra congiuntamente al partito berlusconiano da quasi cinque tediosi anni. 

Una frattura ulteriormente esacerbata nel corso della riunione dello scorso lunedì 19 gennaio, dove poco più della metà del direttivo dem (15 presenti su 24 componenti) si è pronunciato sulla possibilità di sostenere il secondo mandato di Pitta, facendo emergere una netta spaccatura intestina.

Il verdetto è stato inequivocabile: otto favorevoli, cinque contrari e due astenuti.

Tra la maggioranza decisiva figurano, oltre al vicesindaco Claudio Venditti e alla consigliera Antonella Matera, anche il segretario Ivano Di Matto, ratificando di fatto il famigerato documento redatto dallo stesso sindaco la scorsa estate per blindare la propria ricandidatura e lasciare sostanzialmente invariata l’attuale coalizione, nel segno di una presunta continuità.

Una scelta che oggi appare però tutt’altro che monolitica, se si considera come alcuni esponenti dirigenziali, pur firmatari di quel patto, inizino a mostrarsi attraversati da ripensamenti sempre più invasivi.

La consultazione ha dunque prodotto un’ulteriore scossa di assestamento, seppur di lieve intensità, all’interno del partito, culminata con le dimissioni di Antonio Dell’Aquila da capogruppo consiliare. Una scelta maturata insieme a un risicato drappello di scettici che non ha aderito all’orientamento prevalente del gruppo dirigente maggioritario.

In buona sostanza, la decisione è stata motivata dalla convinzione che il Partito Democratico avrebbe dovuto aprire un tavolo di confronto con le forze politiche che oggi sostengono il Presidente Antonio Decaro e che siedono in Consiglio regionale: dal Movimento 5 Stelle (ormai pressoché evaporato a Lucera) ad Alleanza Verdi e Sinistra (che in città non ha ancora dato segni di esistenza), passando per Italia Viva e Azione. Ma soprattutto con la lista civica Per la Puglia, «che alla luce dei risultati delle ultime elezioni regionali rappresenta il vero azionista di maggioranza del centrosinistra, avendo raccolto un consenso sette volte superiore a quello del PD lucerino». Non a caso, proprio su queste basi avrebbe dovuto poggiare il fantomatico “campo larghissimo”, promosso in prima linea dallo stesso Di Matto a metà dicembre, come tentativo di costruire un fronte comune in vista delle imminenti elezioni comunali della prossima primavera.

Un provvedimento pressappoco sterile e prestabilito: Dell’Aquila continua a sedere tra gli scranni della maggioranza in Consiglio comunale ed è ancora membro del partito locale. I suoi orizzonti politici, del resto, non si discostano molto: la tappa favorita sembra essere “Al Gelso”, rinomato ristorante del consigliere regionale Antonio Tutolo, rieletto con diecimila preferenze, di cui seimila provenienti da Lucera, a testimonianza che la sua influenza resta profondamente radicata nel territorio federiciano.

Infatti pochi giorni prima della fatidica assemblea, lo scorso sabato 17 gennaio, Dell’Aquila, in compagnia dell’ex segretario Ernesto Giannetta e di Vittorio Grasso, ha cenato nel ristorante tutoliano, immortalando il momento con una fotografia insieme al padrone di casa. L’immagine è apparsa sul suo profilo Facebook, accompagnata dalla didascalia “Rilassato”, suscitando qualche malumore: tra i commenti, infatti, l’altra piddina Matera ha scritto amaramente: «Funzionano meglio le tisane per rilassarsi… almeno a casa mia».

Peccato però che precedentemente anche Di Matto abbia desinato allo stesso ristorante, e di certo non per l’ottima cucina tutoliana o per il bilanciato rapporto qualità-prezzo. Ma, come si suol dire, non c’è stata trippa per gatti.

Dal polo minoritario dei dissenzienti, al di là del consigliere Dell’Aquila e del Presidente cittadino del partito Giannetta, emergono figure del direttivo come Lucilla Calabrìa, Antonio Fusco e, sorprendentemente, anche Giuseppe Trinucci, lo stesso che anni or sono coniò un sentenzioso sillogismo: «Se sei amico del sindaco ami Lucera, se non sei amico del sindaco non ami la città»; nonché una delle figure di spicco (con le dovute proporzioni) della fallace operazione Lucera Capitale (cucita ad hoc per dare poi un importante slancio alla campagna elettorale di Pitta) che ha sempre difeso a spada tratta anche alla minima critica proveniente all’esterno del suo fortilizio di Palazzo d’Auria.

Questo sub-partito, intrinseco al partito preminente con cui ormai è ai ferri corti, ha avanzato a buon diritto una proposta di «un’alleanza elettorale di centrosinistra e progressista» che segua conseguentemente la scia di quella che ha sostenuto Decaro, «composta da tutte le forze politiche, civiche e forme associative costituende che si riconoscono nel perimetro valoriale e pragmatico dell’alleanza», al fine di tracciare un solido trait d’union con l’attuale realtà regionale, risaldando la propria credibilità amministrativa attraverso una compagine nitida, unita e plurale. E nel rispetto dei vari e granitici assi programmatici fondamentali prefissati, qualora non si pervenisse a una condivisione sul nome del candidato sindaco, il gruppo ha altresì suggerito il ricorso alle «primarie di coalizione per rafforzare la legittimazione democratica e favorire la partecipazione dei cittadini» dove potranno partecipare «tutti coloro che si riconoscono nel perimetro politico e programmatico dell’alleanza».

A ciò è seguita anche una lettera aperta indirizzata al presidente Decaro — firmata anche da una manciata di iscritti del PD, elettori ed esponenti della sinistra locale, tra cui Mario Monaco (Sinistra Italiana) —  nella quale si è invocato un suo intervento volto a costruire anche a Lucera un fronte di centrosinistra, sottolineando al contempo «quanto sia incompatibile con tale progetto l’inclusione di forze politiche chiaramente riconducibili al centrodestra, come Forza Italia, che per storia, collocazione e scelte politiche non possono far parte di un autentico campo progressista».

Il ruolo da Deus Ex Machina di Decaro potrebbe rivelarsi cruciale al fine di sgrovigliare definitivamente l’intricata matassa dem. E dirimerebbe così persino il problema dei tre corpi che attanaglia attualmente il gruppo tutoliano Per Lucera nella designazione del proprio candidato sindaco tra il vieto Fabrizio Abate (contrario alle eventuali primarie interne), la solerte Francesca Niro (forte delle duemila preferenze raccolte in città nella recente tornata regionale) e il democristiano Vincenzo Checchia (desideroso di giocare sul velluto politico), stabilendo con irremovibilità una convenzione trasversale sotto la falsariga dell’allineamento in Consiglio regionale, giacché Tutolo continua a mantenere un profilo defilato sulla diatriba della sua squadra.

Pitta, frattanto, tenuto conto di questo ributtante intrico, si assicura che chi in maggioranza ha siglato il suo accordo di fedeltà lo rispetti, stimando al contempo chi potrebbe violarlo, conscio che la sua schiera potrebbe subire variazioni non di poco conto alle prossime elezioni amministrative, in un clima percepibile fatto di tattiche subdole, intese sibilline e consueto chiacchiericcio. Un perfetto banco di prova per sondare il terreno sarà senz’altro la prossima assise consiliare, quando il Consiglio verrà convocato a giorni per deliberare sul bilancio di previsione.

Al tempo stesso, la scorsa settimana, Pitta ha convocato una riunione privata nella sua dimora elettorale. All’appello hanno risposto una cinquantina di persone, tra cui Ivano Di Matto con altri esponenti dem, il Partito Liberal Democratico e alcuni rappresentanti di associazioni locali, fra i quali senza dubbio alcuno non poteva mancare l’onnipresente Gianni Finizio.

Oggetto della discussione: i futuri programmi e obiettivi da perseguire nella sua eventuale seconda sindacatura. Alcuni di questi sono stati poi svelati nella conferenza stampa del 30 gennaio scorso, quando il primo cittadino, affiancato da parte della Giunta, ha annunciato, tra gli altri, il caso di Palazzo Sant’Anna, per il quale si intravede finalmente uno spiraglio di luce grazie a un vincolo normativo che ne riconosce l’origine e la conseguente proprietà pubblica, aprendo così la strada agli interventi di messa in sicurezza e decoro.Un altro asso nella manica estratto dalla volpitta, nella speranza che non si tratti di semplice polvere da gettare negli occhi a ridosso delle elezioni. Ne avrebbe a iosa, qualora decidesse di attingere a quella ben più consistente dell’orfanotrofio diroccato nel Salotto di Pietra.

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