Le verifiche sui dipendenti della sanità pugliese che usufruiscono della Legge 104 o di limitazioni fisiche sul lavoro continuano a far discutere. A intervenire sulla questione è la UGL Salute Puglia, che pur dicendosi favorevole alle verifiche per contrastare le irregolarità, lancia un allarme chiaro: no al sospetto generalizzato verso chi soffre di problemi di salute reali.

«I controlli per fermare gli abusi sono giusti, ma devono essere individuali e guidati dalla legge», spiega Giuseppe Mesto, segretario regionale del sindacato. «Non possiamo accettare che si scateni una caccia alle streghe indistinta contro chi fa solo valere un proprio diritto».

Come ricorda il sindacato, l’esonero da determinati compiti non è una scelta del dipendente, ma il risultato di visite mediche ufficiali effettuate dagli organi competenti. Spetta quindi alle aziende sanitarie organizzare i turni in modo da tutelare il personale malato, indirizzandolo verso mansioni compatibili con il suo stato fisicoclinico.
Il rischio è particolarmente alto in contesti delicati come l’emergenza-urgenza pertanto far svolgere mansioni pesanti a chi ha problemi fisici accertati significa mettere a rischio la sicurezza del lavoratore stesso, dei colleghi e dei pazienti. Secondo Mesto, addossare le colpe a chi ha patologie documentate serve solo a nascondere i veri problemi della sanità regionale, come la carenza di personale e una gestione spesso inefficace dei turni.

La UGL Salute Puglia ha quindi chiesto un incontro urgente con la Regione e le ASL per analizzare i dati reali sulle limitazioni lavorative e capire come viene impiegato il personale.
«Chi usa la Legge 104 in modo legittimo va difeso senza esitazioni», conclude Mesto. «Gli abusi vanno puniti, ma non tollereremo che migliaia di operatori sanitari vengano descritti come un peso per la collettività».
