In Puglia la gestione dei rifiuti presenta alcune evidenti criticità che la rendono terreno di scontro permanente. Ci sono incontri, discussioni e conferenze sul tema, ma a livello di programmazione si fa ancora troppo poco. Si procede piuttosto a strappi, rincorrendo le urgenze invece di governare il ciclo dei rifiuti come si deve.
E’ ciò che emerge da una recente disamina di Legambiente Puglia sull’argomento. E’ ormai indifferibile la necessità di una sostanziale revisione del Piano regionale dei rifiuti: un vero e proprio “cambio di passo” che programmi i tempi, le responsabilità e gli investimenti per rendere finalmente più stabile il sistema. Senza un rafforzamento deciso dell’impiantistica- dichiara Legambiente Puglia- la difficoltà si traduce in rifiuti che vengono trasferiti da un luogo all’altro, percorrendo centinaia di chilometri, costi che aumentano e una fragilità cronica che si riversa su Comuni e cittadini.
Se non ci sono sbocchi vicini e sufficienti, il sistema va in affanno, si è costretti a ricorrere a soluzioni tampone e si torna a vivere di emergenze, con ordinanze, deroghe e scorciatoie che- nella maggior parte dei casi- peggiorano il problema senza fornire soluzioni stabili ed efficaci.
I costi dei cittadini per la gestione dei rifiuti
Secondo i dati raccolti da ISPRA provenienti dal Catasto Nazionale dei Rifiuti, ogni cittadino residente in Puglia nel 2024 ha speso 22,71 euro per la raccolta e il trasporto dei rifiuti indifferenziati, mentre per quelli differenziati la spesa pro capite è stata di 62,54 euro. Questo a fronte di un costo totale di gestione del servizio di igiene urbana di 225,56 euro pro capite, con una percentuale di raccolta differenziata del 60,3% e 473,2 kg per abitante di rifiuti urbani. E’ chiaro che non è facile decifrare i numeri, ma spiegano concretamente perché è più che mai necessario dotarsi di impianti dedicati ed efficienti.
Legambiente Puglia insiste sulla necessità di rafforzare l’impiantistica perché ciò significa, prima di tutto, costruire la capacità regionale di trattare correttamente i flussi: impianti per l’organico, strutture e servizi per il riciclo, centri di selezione efficienti, una rete di prossimità che faccia funzionare davvero la raccolta differenziata, partendo dai grandi centri urbani della regione.
Centri Comunali di Raccolta
In tale contesto, i Centri Comunali di Raccolta devono diventare una dotazione ordinaria e capillare nelle città. Si tratta di infrastrutture “leggere”, a bassa criticità ambientale, ma decisive per intercettare correttamente i rifiuti ingombranti, RAEE, oli, potature e altri rifiuti che oggi finiscono troppo spesso fuori circuito.
La discarica- secondo il punto di vista di Legambiente- deve tornare a rappresentare l’ultimo anello, riservata esclusivamente al residuo non riciclabile, e non la risposta automatica quando il sistema va in affanno. Utilizzarla come valvola d’emergenza significa condannare i territori pugliesi a conflitti continui e impatti di lungo periodo.
Ci sono casi in Puglia (in Capitanata vedi Cerignola) in cui appare chiaro che il problema è anche di legalità e di tenuta del sistema. Quando l’abbandono dei rifiuti continua a trasformare intere aree in discariche a cielo aperto e quando il servizio deve sopportare costi aggiuntivi legati ai trasferimenti e alla gestione “a rincorsa”, la conseguenza è inevitabile: pagano di più soprattutto quelli che pagano regolarmente.
I controlli e gli strumenti di contrasto (come le foto-trappole) possono aiutare, ma non sono risolutivi se non vengono accompagnati da un sistema che funzioni attraverso il censimento e recupero dell’evasione, servizi efficienti, tracciabilità di conferimenti, rete di CCR, comunicazione costante e controlli continui.
La Puglia ha bisogno di fare scelte chiare su riuso, riciclo e impianti di servizio. Non servono scorciatoie e soluzioni tampone che spostano il problema altrove.
Di questo e altro si parlerà nell’Ecoforum regionale di Legambiente che si svolgerà a Bari presso la Casa delle culture il 13 Marzo 2026.
