L’edicola non è morta, ha solo cambiato volto: da San Severo si accendono i riflettori su un intero settore in crisi
Da 35mila a 20mila in vent'anni, 5mila Comuni italiani sono senza un chiosco. A San Severo una vecchia edicola di via Matteo Tondi diventa il teatro più piccolo del mondo: 4 metri quadri, 6 sedie e una rivoluzione

Per sessant’anni è stata il posto dove si andava a prendere il giornale, a chiedere il risultato della partita, a lasciare le chiavi a un vicino. Poi la saracinesca abbassata, il vetro opaco, l’insegna scolorita. Così finiscono oggi le edicole in Italia. Ma così, a volte, rinascono.
A San Severo, in via Matteo Tondi, un’edicola abbandonata da sei anni è diventata il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, il Teatro Edicola Foyer ’97. Quattro metri quadri, sei sedie, spettacoli di quindici minuti. Un’idea del regista e direttore artistico Francesco Gravino e della sua compagnia Foyer ’97.
L’hanno chiamato “il teatro più piccolo del mondo” e la notizia ha fatto il giro delle agenzie internazionali, fino a diventare caso di studio per la Stanford Social Innovation Review con il reportage “The Six-Seat Revolution“. Una vecchia edicola che torna a essere quello che è sempre stata: un luogo di conoscenza, cultura e lavoro. Solo che al posto dei quotidiani, distribuisce storie.
Un settore che rischia di scomparire
La storia di San Severo getta luce su un’emorragia silenziosa. Eravamo a 35.000 edicole nel 2005, siamo a circa 20.000 nel 2024: -43%. Secondo i dati FENAGI diffusi nel 2026, i punti vendita nel 2025 erano circa 19.500, ma solo 6.000 erano edicole tradizionali esclusive.
Il dato più doloroso è geografico: quasi 5.000 Comuni italiani non hanno più un’edicola. In due Comuni su tre non esiste più un punto vendita di giornali e riviste. Altri conteggi, quelli di Sinagi, parlano di un crollo da 38.000 edicole esclusive a circa 11.000 ancora attive.
Negli ultimi quattro anni, dal 2019 al 2023, sono scomparse quasi 2.700 edicole, di cui 2.327 ditte individuali. Roma ne ha perse 303, Torino 138, Milano 129. Isernia ha perso oltre un terzo delle sue edicole in un quadriennio.
Perché? Calo delle vendite di carta, abbonamenti digitali, aumento dei costi di gestione, marginalità ridotta. In economia si chiama “comparto a caduta della domanda“. Per strada si chiama semplicemente la fine di un’abitudine.
Non solo giornali
Eppure l’edicola non è mai stata solo giornali. In passato era un presidio informativo, punto di riferimento, custode di un quartiere. Era lavoro autonomo, spesso familiare, fatto di levatacce alle 4 del mattino per essere pronti quando la città si sveglia.
Oggi chi resiste si reinventa: libreria di prossimità, punto per servizi, ritiro pacchi, biglietteria, angolo caffè. Chi non ce la fa, chiude.
L’esempio di Foyer 97 a San Severo ci dice una cosa semplice e scomoda: non possiamo salvare tutte le edicole come edicole. Ma possiamo salvarne il senso.
Un chiosco di 4 metri quadri in Puglia che diventa teatro ci ricorda che quei pochi metri quadri valgono più dell’affitto che non pagano più. Valgono perché sono già dove la gente passa. Sono già riconosciuti come luogo pubblico. Sono già cultura, anche quando non vendono più cultura su carta.
Se le edicole smettono di vendere giornali, non devono per forza smettere di vendere conoscenza.

