PoliticaSanità

Lastaria di Lucera, Tutolo rassicura col solito refrain: «Il Reparto di Oncologia non chiuderà ma sarà rafforzato»

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

Il quadro del reparto di Oncologia dell’Ospedale Lastaria di Lucera che si prefigura non si discosta molto da quello di qualche mese fa. E, a voler essere ancora più precisi, neppure da quello di quasi un anno addietro.

Alle criticità strutturali preesistenti e da tempo segnalate — dalla carenza di personale medico e infermieristico alla necessità di aggiornamento delle apparecchiature — si aggiunge una fragilità organizzativa che riguarda un settore particolarmente delicato. Proprio per la natura delle prestazioni erogate, infatti, il reparto rischia di paralizzarsi anche di fronte al minimo imprevisto in assenza di un adeguato potenziamento.

Effettivamente la situazione si è ulteriormente aggravata dopo l’assenza del direttore del reparto, il dottor Maurizio Di Bisceglie, colpito da un malore alcuni mesi fa proprio sul posto di lavoro e successivamente dimessosi ufficialmente dall’incarico.

Attualmente — eccetto variazioni intervenute nelle ultime settimane — il reparto, che registra il più alto numero di utenza dell’intera struttura e persino superiore a quella dell’analogo reparto del Policlinico Riuniti di Foggia dove sono in servizio sei medici oltre agli specializzandi, si regge su un organico estremamente ridotto.

Oltre a una decina di infermieri e a un ausiliario socio-assistenziale, l’attività è garantita dalla presenza di sole due specialiste. Una dottoressa è in servizio a Lucera quattro giorni alla settimana ed è dedicata esclusivamente alle visite di controllo, che fino al mese scorso non venivano più effettuate regolarmente, costringendo numerosi pazienti a rivolgersi al Policlinico di Foggia e determinando uno slittamento anche di diversi mesi negli appuntamenti, con la conseguente perdita di un punto di riferimento stabile per gli ammalati.

La seconda specialista, invece, è delegata alle chemioterapiche ma opera in convenzione con il Policlinico del capoluogo, recandosi a Lucera soltanto due giorni alla settimana, il mercoledì e il venerdì.

Nel frattempo il consigliere regionale Antonio Tutolo, attraverso un comunicato stampa diffuso urbi et orbi, ha stigmatizzato alcune voci circolate nelle ultime settimane che avrebbero alimentato un clima di allarmismo con ricostruzioni imprecise sulla possibile chiusura del reparto.

Nella nota Tutolo esordisce: «È comprensibile che un tema così delicato generi attenzione, ma è importante ribadire con chiarezza un punto: non c’è alcuna decisione, né alcuna intenzione, di chiudere il reparto». Eppure, alla luce delle condizioni in cui versa attualmente il servizio, il punto controverso non è tanto quello di una fantasiosa soppressione formalmente deliberata, quanto piuttosto quello di un tangibile e progressivo svuotamento delle attività che, di fatto, potrebbe condurre a un collasso del reparto anche in assenza di una scelta esplicita in tal senso.

Il consigliere Tutolo ha fatto sapere di aver incontrato personalmente, in momenti diversi, il commissario straordinario del Policlinico Riuniti di Foggia, Giuseppe Pasqualone, e l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia. Entrambi avrebbero confermato con chiarezza che non esiste alcuna ipotesi di chiusura del reparto e che l’obiettivo resta quello di rafforzarne l’attività. Una rassicurazione che, secondo Tutolo, sarebbe stata ribadita anche dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che avrebbe confermato l’impegno a garantire continuità e qualità del servizio.

Nel comunicato Tutolo ha inoltre annunciato che le visite oncologiche sono riprese e il reparto sta gradualmente tornando alla normalità e al contempo «si sta lavorando per reperire nuovi medici, un’operazione complessa a causa della carenza nazionale di specialisti, ma che non modifica la direzione del lavoro».

In effetti il 6 marzo scorso il Policlinico Riuniti di Foggia ha pubblicato un bando di manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo rivolto a medici specialisti in oncologia già collocati in quiescenza. L’avviso prevede una procedura immediata, con scadenza fissata all’11 marzo, finalizzata all’individuazione di professionisti con esperienza nel ruolo di dirigente medico disponibili a collaborare con la struttura sanitaria per rafforzare l’attività clinica e assistenziale.

Non è escluso che eventuali nuovi incarichi possano essere destinati proprio al comparto oncologico del Lastaria, dove la carenza di personale rappresenta il punto nevralgico.

Non è mancato chi ha definito il provvedimento piuttosto singolare, forse complice il clima di campagna elettorale che si respira in città a pieni polmoni. Un tema delicato come quello del Lastaria difficilmente poteva sfuggire a Tutolo, che ha anticipato i tempi, anche perché il suo nome circola tra i possibili candidati al Consiglio comunale alle prossime elezioni amministrative previste a maggio.

La stessa litania, invero, era andata in scena già i primi giorni di aprile dello scorso anno, quando il reparto di Oncologia aveva perso, causa trasferimento, una dottoressa specializzata. In quel periodo il dottor Di Bisceglie aveva espresso forti preoccupazioni, trovandosi a gestire da solo numerosi trattamenti antineoplastici e decine di visite quotidiane, per un totale di oltre mille prestazioni mensili.

Contestualmente si temeva la perdita dell’unico cardiologo del nosocomio prossimo al pensionamento e figura indispensabile per la somministrazione dei farmaci chemioterapici.

La Diagnostica, intanto, reggeva su un solo radiologo, nonostante la presenza di una TAC di ultima generazione utilizzata a stento.

I pazienti oncologici, pur con prescrizioni che prevedevano l’esecuzione dell’esame entro 72 ore o 10 giorni, finivano intrappolati in una burocrazia inefficiente che li costringeva ad attendere mesi, talvolta persino un anno, per un imaging diagnostico.

In oncologia, tuttavia, il tempo non è un dettaglio trascurabile ma una variabile decisiva: ogni giorno può segnare la sostanziale differenza tra un intervento tempestivo e un aggravamento irreversibile.

Anche in quella circostanza, come da copione, intervenne il consigliere Tutolo (che nel frattempo aveva donato al reparto lucerino i caschi refrigeranti, dispositivi utili a ridurre la caduta dei capelli durante la chemioterapia, con il rischio però di restare a prendere la polvere) insieme all’allora vicepresidente della Regione e assessore alla Sanità Raffaele Piemontese (oggi rieletto in Consiglio e nominato assessore alle Infrastrutture, dopo essere già passato al Bilancio: praticamente un tuttofare) che scongiurarono la chiusura o un ipotetico ridimensionamento del reparto di Oncologia, annunciando il reclutamento, da parte del commissario straordinario del Policlinico, dottor Giuseppe Pasqualone, di due ulteriori unità mediche che avrebbero affiancato il direttore del reparto.

Nel comunicato, Tutolo concluse con una pomposa promessa: «Lavorando sinergicamente e in stretto accordo con le istituzioni competenti, continueremo ad adottare misure immediate e visibili per garantire la continuità e l’eccellenza delle cure oncologiche a Lucera preservando un presidio sanitario fondamentale per la nostra comunità. Come in passato, sono pronto a tutto per difendere e lottare per potenziare il Lastaria».

Successivamente, verso la fine dello stesso mese, entrambi tornarono a ripetere lo stesso slogan “Il Lastaria non chiude, sarà potenziato” durante una breve conferenza stampa a Bari. In quell’occasione precisarono di aver individuato «una brava professionista che già opera per il sistema sanitario regionale», destinata a rafforzare il reparto di Oncologia, così come era stato annunciato anche per la Cardiologia.

Poco dopo seguì il comunicato stampa di Antonio Tutolo, nel quale si scongiurava nuovamente la chiusura del plesso, facendo riferimento a presunte voci infondate sulla dismissione dell’ospedale. Il consigliere concluse con una promessa solenne: «Il mio impegno per l’Ospedale Lastaria e per la salute di tutti i cittadini è costante e continuerà senza sosta. Credo fermamente nel valore di questa struttura e continuerò a lottare per il suo sviluppo e la sua eccellenza. Finché sarò vivo, non chiuderà!».

Dopodiché, silenzio assoluto. Fino al 17 novembre scorso, circa una settimana prima dalle elezioni regionali, quando una decina di pazienti oncologici del reparto furono trasferiti al Riuniti di Foggia per sottoporsi alla chemioterapia, a causa dell’indisponibilità degli specialisti e dell’assenza per motivi di salute del direttore Di Bisceglie.

L’episodio venne denunciato senza verecondia con un video pubblicato sui social dal consigliere regionale uscente Napoleone Cera, rieletto poi con la Lega.

Davanti all’ingresso del reparto di Oncologia, Cera lanciò attacchi di contro Raffaele Piemontese e l’amministrazione guidata da Michele Emiliano.

Non si fece attendere la replica di Piemontese, con un comunicato congiunto firmato insieme a Tutolo, nel quale condannavano lo sciacallaggio politico, ribadendo che il Policlinico Riuniti di Foggia stava già lavorando alle necessarie sostituzioni.

La bagarre social tra Antonio Tutolo e Napoleone Cera si protrasse per alcuni giorni, sfruttata da entrambi in vista delle elezioni.

In una diretta su Facebook, l’ex Pagnotta, tra una stoccata e l’altra, aveva rassicurato sull’incremento del personale nel reparto.

Successivamente, il 19 novembre, su richiesta del Policlinico Riuniti di Foggia, l’ASL Foggia autorizzò il dottor Massimo Lombardidirettore della S.S.D. Rete Oncologica Ospedale-Territorio Dh/Ds Oncologia del “Teresa Masselli-Mascia” di San Severo e coordinatore del Centro di Orientamento Oncologico (C.Or.O) — a prestare servizio anche presso l’Oncologia dell’Ospedale Lastaria, sopperendo dunque all’assenza del dirigente Di Bisceglie.

La decisione era stata motivata «dalla necessità di fronteggiare la carenza di specialisti ed è stata inserita nel più ampio percorso di collaborazione operativa tra ASL e Policlinico, con l’obiettivo dichiarato di garantire continuità e adeguatezza nell’assistenza ai pazienti oncologici».

L’attività del dott. Lombardi era prevista in regime di convenzione per una durata iniziale di sei mesi.

Dopo di ché l’attenzione si è affievolita un’altra volta e, dopo appena tre mesi, il reparto è tornato ad essere sospeso su un equilibrio precario, a un passo dal collasso. O forse non si è mai davvero allontanato da quell’orlo vertiginoso.

Infatti nella fase iniziale della seduta del Consiglio comunale del 9 febbraio scorso, dedicata alle comunicazioni, il sindaco Giuseppe Pitta, ha riacceso i riflettori sulla situazione attuale del reparto di Oncologia dell’ospedale Lastaria, definendola «preoccupante, quasi drammatica». 

L’assise consiliare ha dunque una posizione bipartisan, approvando all’unanimità un accapo integrativo all’ordine del giorno con un atto deliberativo indirizzato al Policlinico Riuniti e alla Regione Puglia, finalizzato al «potenziamento e piena valorizzazione» del reparto lucerino.

Nel documento si è evidenziato come «il mantenimento di un servizio oncologico efficiente e strutturato sul territorio costituisca elemento fondamentale per garantire appropriatezza delle cure, riduzione dei disagi per i pazienti e razionalizzazione complessiva del sistema sanitario».

La missiva ha impegnato l’amministrazione «a promuovere un confronto istituzionale con la Direzione generale e la Direzione sanitaria del Policlinico Riuniti e con l’Ente regionale, al fine di acquisire elementi chiari sulle prospettive organizzative del reparto, con particolare riferimento alla presenza stabile di medici oncologi e personale infermieristico specializzato; a sollecitare l’adeguamento e l’aggiornamento delle dotazioni tecnologiche e strumentali, in coerenza con gli standard previsti dai moderni protocolli terapeutici; a coinvolgere la Regione Puglia, nelle sue competenze in materia sanitaria, affinché il Presidio “Lastaria” continui a svolgere un ruolo qualificato e riconosciuto nella rete oncologica regionale; a riferire periodicamente al Consiglio Comunale sugli esiti delle interlocuzioni istituzionali e sugli sviluppi delle iniziative intraprese».

La realtà appare lapalissiana: il reparto non funziona come dovrebbe, connivente una cronica carenza di organico, mentre il tanto annunciato potenziamento continua a non trovare alcun riscontro concreto. Viene quasi da pensare che i medici destinati all’Oncologia debbano ancora conseguire la laurea e completare la specializzazione prima di poter prendere servizio.

L’Ospedale Lastaria avrebbe dovuto rappresentare una risorsa strategica a sostegno del Policlinico Riuniti, come quanto ipotizzato nel lontano 2019 con l’approvazione del suo accorpamento. Continua invece a essere percepito come un fardello, un costo, una rogna da gestire più che un presidio da rinvigorire.

Si riverberano proclami altisonanti e promesse astratte pedissequamente riproposte ai più fragili, accompagnate da soluzioni palliative e prive di una visione pragmatica.

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]