Comuni di Capitanata

La storia di Lucia Ricci di Lucera: “Io vittima di pregiudizi, porto il peso del mio cognome”

A causa del passato della famiglia è stata rifiutata la sua proposta di candidatura alle elezioni

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Nel 2026 esistono ancora pregiudizi piuttosto forti che impediscono alla comunità di evolversi dal punto di vista umano e alle persone di riscattarsi da un passato poco felice. “Che le colpe dei padri non ricadano sui figli”: è un antico adagio sempre attuale che non va dimenticato.

A tale proposito, abbiamo ricevuto in redazione la mail di una donna di 35 anni, originaria di Lucera. Si chiama Lucia Ricci, e ha voluto raccontarci e rendere pubblica la sua storia, anche e soprattutto per rompere il muro del pregiudizio che le pesa addosso come un macigno. Il suo sfogo è toccante e suscita profonde riflessioni.

Sono una ragazza come tante altre”, esordisce così Lucia nella sua lettera. “Lavoro ogni giorno, dalla mattina alla sera, cercando di costruire con impegno e dignità il mio futuro”.

Negli ultimi mesi Lucia aveva deciso di mettersi in gioco, partecipando attivamente alla vita della comunità cittadina, proponendo la sua candidatura come consigliera alle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno il 24 e 25 Maggio 2026.

Sembrava andare tutto bene- prosegue- finchè non mi è stato comunicato che non potevo proseguire. Il motivo? Il mio cognome. Scrivere queste parole mi pesa profondamente. E’ difficile accettare che, nel 2026, una persona possa essere ancora giudicata non per ciò che è, ma per ciò che porta scritto su un documento. La mia fedina penale- ci tengo a precisare- è pulita. Ho sempre cercato di comportarmi in modo corretto, rispettando le regole e lavorando onestamente.

Lucia non nasconde il passato della sua famiglia, che ha avuto problemi con la giustizia. “Ha pagato per i propri errori. E io? Perché devo portarne addosso il peso? Perché devo sentirmi dire, in modo implicito ma chiarissimo, che non sono “adatta”  causa di qualcosa che non ho scelto e che non mi rappresenta?

Mi chiedo cosa abbia io in meno rispetto ad altre persone. La voglia di impegnarmi non mi manca. Il rispetto per le istituzioni neanche. E nemmeno la volontà di dare un contributo positivo. Quello che manca, forse, è uno sguardo libero dai pregiudizi”.

Questa non è solo la mia storia– conclude Lucia- è la storia di chiunque venga giudicato per il proprio cognome, per le proprie origini, per qualcosa che non definisce il valore di una persona. Spero che questa mia voce possa essere ascoltata. Non per ottenere qualcosa, ma per ricordare che la dignità e le opportunità dovrebbero appartenere a tutti, senza eccezioni”.

Ringraziamo Lucia per questa testimonianza.

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