
Ci sono storie che non si possono raccontare solo con le date, i successi ed i palcoscenici solcati ma chiedono di passare attraverso la memoria più intima per farsi strada, per trasformarsi in un’eredità. È da questa urgenza che nasce La semina del canto, l’opera prima di Francesca Rinaldi — soprano di Manfredonia e direttrice artistica di Opera Talent APS — pubblicata da Sottovento Edizioni nella collana La Controra.

Dopo oltre trent’anni dedicati all’opera lirica e alla formazione di giovani talenti, la cantante sceglie la pagina scritta per compiere un viaggio che intreccia la vocazione per la musica, i ricordi di famiglia e l’esperienza vissuta. La semina del canto misura la distanza tra il palcoscenico e la vita reale, mescolando ironia e commozione, attese e cadute, fino ai colpi di scena imprevisti che appartengono all’esistenza prima ancora che alla letteratura.
Il titolo stesso suggerisce una filosofia profonda, quella del seminare intesa come un gesto di totale fiducia nel futuro. Significa affidare qualcosa alla terra senza la certezza di cosa o quando raccoglierai, ma continuando a credere nella fioritura. Un’immagine che richiama le radici familiari dell’autrice e che diventa la bussola dell’intero romanzo.

Un libro pensato come un regalo d’amore e memoria per la figlia Iris, ma che finisce per parlare a chiunque abbia scelto una strada artistica. Agli aspiranti cantanti, agli studenti di teatro e ai giovani sognatori, Francesca Rinaldi dedica un messaggio chiaro e controcorrente: le sconfitte non sono la fine del percorso, ma il terreno fertile su cui si costruiscono la consapevolezza e la maturità di un artista.

Sullo sfondo resta fortissimo il legame con Manfredonia, la sua città, dove il soprano ha scelto negli anni di mettere radici e generare cultura, fondando la “Scuola di canto al palco e Il palco in una stanza”, un intimo auditorium di quaranta posti nato per far incontrare artisti, musica e pubblico.

A dare forma e respiro alla narrazione c’è la mano attenta della drammaturga Stefania Marrone, che ne ha curato il lavoro con spiccata sensibilità.
In fondo, tutto il senso del libro sembra riassumersi in un interrogativo che risuona tra le sue pagine:
«Come avevo potuto vivere fino a quel momento di musica e di canto, senza quella musica e quel canto?»
Disponibile in libreria e negli store online (282 pagine, 18 euro), La semina del canto è un invito limpido a non arrendersi mai. Dedicato a chi sogna di fare dell’arte la propria strada e a chi, anche dopo l’ennesimo raccolto andato a male, trova ancora il coraggio di ricominciare a seminare.

