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La rinascita dell’Italia all’insegna di polivalenza e duttilità

Tra poco più di un mese saranno passati due anni esatti dalla disfatta di San Siro, in cui l’Italia di Giampiero Ventura, con il pareggio contro la Svezia, disse addio al mondiale russo del 2018.

Un fatto increscioso per il calcio nostrano che, apparentemente, già dalla notte della disfatta, non ebbe conseguenze ma da quel momento ad oggi, in realtà, è cambiato tutto. Non solo da un punto di vista tecnico, dove oggi Roberto Mancini guida un gruppo che va via via amalgamandosi e che ha quindi qualche ragione per sorridere.

Ma anche perché, dopo un decennio di ritardo, l’Italia è ripartita da dove doveva: dai giovani, per dare continuità tra passato e presente. La Nazionale oggi ha la sua ossatura su elementi di cui già disponeva: Bonucci, Florenzi, Belotti, Immobile, Insigne e Verratti. Tutti giocatori che si trovano nel pieno della maturità tecnica ed atletica.

E poi c’è un’altra Italia, quella dei giovanissimi, che oggi si stanno affacciando al grande calcio: se per Qatar 2022 il Mancio si affidasse ai soli Millenials, l’Italia che squadra avrebbe? La redazione di Bwin ha stilato a un’ipotesi di formazione che comprendano solo giovanissimi.

Cominciamo dai portieri, con la scuola Milan che, nonostante l’ormai annosa crisi del club, premia sempre. Plizzari è un classe 2000 e che oggi è già in B a difendere i pali del Livorno, è un giocatore di piena affidabilità e dal futuro a tinte rossonere ma molto interessante è anche il coetaneo Riccardo Daga, promessa del Cagliari attualmente in C all’Arezzo.

In difesa invece il reparto comincia ad affollarsi: dopotutto la scuola italiana primeggia per la sua tradizione di difensori. Cominciamo da Alessandro Bastoni e Matteo Gabbia, due che si stanno ben mettendo in mostra. Il primo è un classe 1999 e con Antonio Conte è in prima squadra, dopo l’anno di esperienza al Parma.

Il tecnico pugliese ha puntato su di lui fin da subito. Gabbia invece è al momento ai margini del Milan ma reduce da un passato a Lucca in C da favola: è un centrale che gioca anche da regista arretrato, ora sta a Pioli plasmarlo. Lorenzo Pirola, diciassettenne (classe 2002) attualmente impegnato con l’Inter Primavera, ma anche di Nicolò Armini (2001), jolly difensivo della Lazio, sono altri due profili da tenere costantemente d’occhio.

E a centrocampo? Qui c’è da impazzire: a cominciare da Sandro Tonali, il predestinato al primo anno in A col Brescia e già pronto al grande salto. Finora ha mantenuto tutte le premesse e chi parlava male di lui si sta ricredendo. Giovane, granitico, strabordante in termini di personalità e senso del suo ruolo.

Altro profilo, mediaticamente meno altisonante ma efficiente e da tener d’occhio, è Nicolò Fagioli, il diciottenne regista-trequartista che vanta 2 presenze e altrettanti gol in Youth League, con la maglia della Juventus, che può sfoggiare anche Caligara, attualmente al Venezia via Cagliari. Ma da Firenze tutti in piedi per il ventiduenne ex ballerino prestato al calcio: Gaetano Castrovilli ha le stimmate di chi è destinato a grandi successi e a condurre le squadre alla vittoria.

Non dimenticando ovviamente i già noti Zaniolo, Sensi, Barella e Pessina, tutti in mostra già in A dallo scorso anno e quest’anno prepotenti riconferme. Ma il bello, ora, viene con l’attacco.

Da Kean (classe 2000) a Cutrone (classe 1998) all’estero gli occhi puntano l’Italia. Ma in Serie A e in Serie B non mancano le stelle: Chiesa, Orsolini, Antonucci, e tra i Millenials Vignato, Esposito che è addirittura 2002, Pinamonti al Genoa, Bonazzoli alla Samp, Sottil alla Fiorentina. E Faso, a Lecce, età 21 anni.

La Rinascita dell’Italia, inteso nel senso più alto di Rinascimento, passa da qui. Da una squadra che, tra Euro 2020 e Qatar 2022 potrebbe avere un’età media di 22,5 anni. Con le parole d’ordine di polivalenza e duttilità: saper far tutto per essere veramente indispensabili. E giovani, finalmente.

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