Cronaca

Invocato l’ergastolo per Aghilar: “Voleva sterminare tutta la famiglia”

Nuova udienza in corte d’assise a Foggia, del processo a carico del 37enne di Orta Nova Cristoforo Aghilar, detenuto e presente in videoconferenza dal carcere di Livorno, per l’omicidio della 58enne Filomena Bruno, avvenuto nel pomeriggio del 28 ottobre del 2019.

Alla scorsa udienza la PM Rosa Pensa, presente in aula anche il procuratore capo Ludovico Vaccaro, aveva chiesto l’ergastolo per l’imputato, contestando sia l’aggravante della premeditazione, che l’avere assassinato la donna già vittima di stalking da parte dello stesso Aghilar.

Durante la lunga discussione, la PM aveva anche rimarcato che la vittima era stata adeguatamente protetta e le era stato raccomandato di non muoversi da casa della madre (dove era stata invitata a rifugiarsi dopo il tentativo di ucciderla due sere prima, sempre da parte di Aghilar).

Nell’udienza di ieri è stato il turno delle parti civili, figli, madre e fratello della Bruno, tutti difesi dall’avvocato Michele Sodrio, il quale a sua volta ha insistito nella richiesta di ergastolo per l’imputato, spiegando a sua volta perchè esistono sia la premeditazione che lo stalking. Sodrio ha sostenuto che Aghilar era ossessionato dalla volontà di sterminare tutta la famiglia della sua ex convivente Miriana Aghilar (figlia della vittima) e per questo motivo era tornato dalla Germania più di un mese prima, preannunciando le sue intenzioni con messaggi whatsapp sia scritti che vocali, tutti acquisiti dalla Corte durante il dibattimento.

Sodrio ha mostrato in aula le foto del pugnale da sub, ancora sporco del sangue della vittima, utilizzato da Aghilar per commettere il femminicidio. Ha ricordato i numerosi colpi mortali inferti alla vittima, tutti diretti in parti del corpo considerate vitali, a dimostrazione della chiara volontà di uccidere.
Il fatto che quell’arma sia stata rinvenuta dall’imputato all’interno dell’appartamento della vittima e non portato con se da fuori, ha sostenuto Sodrio, non esclude la premeditazione e si è rifatto ai precedenti della Cassazione per sostenere questa tesi.

Sempre il difensore delle parti civili ha ripercorso le settimane di terrore e angoscia che avevano vissuto Filomena Bruno e tutti i suoi familiari (i due figli maggiori, Miriana e Nicola, erano fuggiti da Orta Nova proprio per paura di Aghilar), accusando apertamente i carabinieri di non avere adottato tutte le misure di sicurezza previste dalla legge “codice rosso”. Secondo Sodrio, quanto meno dopo il tentato omicidio nella serata del 26 ottobre 2019, la povera Filomena doveva essere trasferita in un casa-famiglia, in attesa che l’assassino fosse catturato: “abbiamo avuto prove certe che alla signora Bruno non fu mai nemmeno proposto di andare in una struttura fuori Orta Nova, le relazioni di servizio di un militare all’epoca in servizio ad Orta Nova, nel frattempo trasferito sono false e rappresentano solo il tentativo di mascherare le proprie responsabilità, anche da parte dei diretti superiori del maresciallo”.

Sodrio ha ricordato che ha fatto causa ai ministeri della Difesa e degli Interni, in quanto autorità da cui dipende l’arma dei carabinieri, chiedendo un risarcimento milionario per la morte di Filomena Bruno. La causa è in corso presso il tribunale di Bari, competente per legge quando vengono citate delle amministrazioni statali centrali.

Prossima udienza in corte d’assise il 27 gennaio, quando sarà questa volta il difensore di Aghilar a parlare. Poi si andrà probabilmente ad un’ultima udienza ancora, nella quale verrà pronunciata la sentenza.

 

Redazione

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