FOGGIA – Il declino demografico della Capitanata non è più solo una proiezione futura, ma una realtà certificata dai numeri. I dati più recenti diffusi dall’Istat confermano che la città di Foggia e la sua provincia sono scivolate in un profondo e apparentemente inarrestabile “inverno demografico”, caratterizzato da un crollo verticale delle nascite e da un progressivo invecchiamento della popolazione residente. Il dato più allarmante che emerge dalle rilevazioni della piattaforma di statistica riguarda la capacità di rinnovamento generazionale del territorio. Il tasso di natalità a Foggia è sceso a livelli minimi storici, attestandosi intorno al 6,4 per mille.
La contrazione della fascia di popolazione più giovane è ormai evidente: il rinvio dei progetti familiari da parte delle giovani coppie e la progressiva riduzione del numero di donne in età fertile hanno svuotato i reparti di maternità. I nuovi nati non riescono più a garantire il ricambio generazionale, allineando Foggia al trend negativo della Puglia, che viaggia a una velocità di decrescita quasi doppia rispetto alla media nazionale. Il vero motore del calo demografico strutturale è lo sbilanciamento della bilancia demografica tra chi nasce e chi muore. A Foggia il saldo naturale è costantemente negativo: il numero dei decessi annuali supera stabilmente quello dei nuovi nati.
Questa forbice epidemiologica e anagrafica genera una contrazione organica e strutturale della popolazione. Senza il bilanciamento delle nascite, la popolazione residente diminuisce anno dopo anno per cause puramente naturali. La diretta conseguenza della denatalità è la trasformazione piramidale della società foggiana. L’indice di vecchiaia (il rapporto tra i cittadini over 65 e i bambini da 0 a 14 anni) continua a registrare picchi crescenti.
L’allungamento della speranza di vita, se da un lato è un dato positivo per la salute pubblica, dall’altro accentua lo squilibrio se non supportato da nuove nascite. Con una popolazione la cui età media si sposta inesorabilmente verso i 52 anni, la percentuale di cittadini in età riproduttiva si riduce ulteriormente, creando un circolo vizioso che comprime i tassi di natalità del futuro. I report statistici collegano questa crisi a fattori sociali ed economici ben precisi. In cima alle motivazioni che spingono a non fare figli ci sono l’incertezza economica e la mancanza di stabilità lavorativa per i giovani.
A questo si aggiunge una storica carenza di servizi strutturali a sostegno della genitorialità, come gli asili nido e il tempo pieno scolastico. Come emerso dai recenti focus regionali sulla crisi demografica pugliese, senza interventi strutturali sul welfare e senza un “patto generazionale” che ridia fiducia alle giovani famiglie, il trend delle culle vuote a Foggia sembra purtroppo destinato a consolidarsi. (foto ANSA)
