"Fragili ma eterni", intervista alla foggiana Claudia Amatruda

In occasione della “Giornata delle Malattie Rare”, in programma per ieri 28 febbraio, si è svolta la serata “Fragili ma Eterni – Viaggio tra geni e arte“, presso l’Auditorium Santa Chiara di Foggia. La serata ha visto la partecipazione di diversi personaggi, locali e non, come la foggiana Claudia Amatruda, una ragazza con una malattia rara non diagnostica che ha presentato il suo libro di fotografie, e il prof. Giuseppe Zampino, che ha raccontato alla platea presente le storie di alcuni personaggi famosi che, pur essendo affetti da malattie genetiche, si sono affermati nel modo e “sono rimasti eterni“.
Abbiamo fatto due chiacchiere con la nostra concittadina, Claudia Amatruda, foggiana 23enne e studentessa dell’Accademia di Belle Arti. La sua passione per la fotografia le ha permesso di cominciare un percorso di tutto rispetto, guadagnandosi nel 2015 il primo Premio Nazionale di Fotografia “Pane, Amore e Fantasia” de il Resto del Carlino, nonché un’importante borsa di studio che le permetterà di continuare a specializzarsi e realizzare mostre fotografiche e progetti da esporre. Quella di Claudia è una storia fatta di coraggio, di speranza, di esempio: dopo diversi accertamenti e ricoveri, si è arrivati ad una diagnosi semi-definitiva: “Neuropatia delle Piccole Fibre, Disautonomia e Connettivopatia ereditaria”.
Claudia, raccontaci della tua passione per la fotografia.
“La mia passione è nata circa 8 anni fa, pian piano ho capito che era l’unica cosa che volevo portare avanti con tutta me stessa quindi ho iniziato a studiare e ad impegnarmi sul serio per farla diventare una professione, ma solo grazie all’ultimo Master in Progetto Fotografico ho capito l’importanza della fotografia nella mia vita“.
Com’è nato il progetto “Fragili ma eterni”?
“Il Talk ‘Fragili ma Eterni’ è nato da un’idea del dottor Giuseppe Merla, biologo e ricercatore in Genetica Molecolare, che mi ha contattata chiedendomi di partecipare attivamente alla Giornata Mondiale delle Malattie Rare portando la mia testimonianza da paziente che sta cercando di combattere attraverso la fotografia, e quindi presentando anche il mio libro fotografico Naiade“.
Naiade, cosa narra?
“Il libro che ho pubblicato si intitola Naiade, è un libro a metà tra il diario e il progetto documentaristico, che parla di quello che sto affrontando, attraverso le mie fotografie. Ho deciso di produrlo tramite un crowdfunding su www.ulule.com/naiade-claudia-amatruda, campagna che si è chiusa ieri”.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Per il futuro spero nella ricerca e continuerò a fotografare, è questo che mi tiene in vita”.