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“Non dimenticherò mai la sua piccola manina che mi stringeva”, in elisoccorso dal Foggiano a Roma: un racconto emozionante

Foggia – Ci sono racconti che emozionano e scaldano il cuore, racconti che danno speranza e ci fanno aggrappare alla fede. Ne è un esempio il racconto della soccorritrice Jole Figurella, un susseguirsi di attimi concitati e di tante emozioni che vogliamo condividere con voi.

“Mentre tutto era concentrato sulla pandemia, quando tutti gli ospedali occupavano letti per pazienti affetti da Covid …. succede anche altro! Un giorno la chiamata di soccorso riguardava un bambino di quasi 3 anni, affetto da cardiopatia congenita che doveva essere urgentemente sottoposto ad un intervento al Bambin Gesù a Roma. Era un primo pomeriggio e noi ci vestimmo bardati come da protocollo e ci recammo sul luogo del soccorso, dove ci aspettavano i genitori e il piccolo Michele – racconta la soccorritrice -.

Mi avvicinai per accoglierlo e lui era in braccio alla sua mamma … allungai le braccia per prenderlo e fu allora che vidi il volto spaventato del piccolo che non riusciva nemmeno a vedere i miei occhi, coperti da maschera, visiera, bardati come marziani. Pensai fosse meno traumatico farlo accompagnare dalla sua mamma fino all’elicottero e così pian piano, riuscii a prenderlo con calma, dove l’unica forza che potevo usare era la voce per rassicurarlo. Lasciammo i genitori e a volo, riuscii a far memorizzare il mio numero di cellulare con la promessa che li avrei informati sempre durante il viaggio.

Così fu. Michele fu addormentato, monitorato e ventilato per tutto il viaggio e io come promesso ho inviato sms sempre alla sua mamma per tranquillizzarla, fino all’arrivo in ospedale. Appena atterrati, lo accompagnammo in ambulanza e non dimenticherò mai la sua piccolissima manina che mi stringeva per tutto il tempo. Lo lasciai nel lettino del Pronto Soccorso del Bambin Gesù, prontamente soccorso dai medici del reparto. Nel frattempo i genitori erano in viaggio per raggiungerlo e li avevo rassicurati che era in buone mani.

Sapevo che la situazione di Michele era davvero molto critica, e andai via con un magone perché non osavo immaginare cosa avrebbe subito quel piccolino … mi sentivo amareggiata perché trovavo ingiusto tutto questo, dubbiosa sulla sua guarigione nonostante avessi affidato a Dio quell’angioletto. Oggi sono felice perché ho sentito sua madre…. Michele sta bene ha superato l’intervento e si è ripreso con la forza di leone … e io gioisco per l’immensità di Dio”.

Redazione

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