Il mandato e l’opera di San Pio. La scelta estrema di padre Franco Moscone per salvare l’ospedale

L’annuncio è arrivato come un colpo di martello nel silenzio della cattedrale di Manfredonia, proprio nel momento dei saluti finali della messa crismale. Padre Franco Moscone, con la voce ferma ma carica di amarezza, ha messo sul tavolo la sua rinuncia: «Sono pronto a dimettermi se non ci sarà un’inversione di rotta per Casa Sollievo della Sofferenza».

Un gesto estremo, quello dell’arcivescovo, che non è solo una presa di posizione amministrativa, ma un grido di dolore pastorale.

Per capire la portata del gesto di Moscone, bisogna guardare ai mesi difficili che hanno preceduto questo annuncio. Casa Sollievo della Sofferenza sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia. Lo stato di agitazione, proclamato dai sindacati e vissuto sulla pelle di migliaia di dipendenti, non è solo una questione di numeri, ma di sopravvivenza di un modello.

I segnali di allarme sono stati molteplici: Bilanci in rosso, un deficit strutturale che ha costretto il Vaticano (proprietario della struttura) a interventi d’emergenza; piani di efficientamento che hanno sollevato timori per la qualità dei servizi e per la sicurezza dei posti di lavoro; mancanza di una visione chiara da parte dei vertici romani e regionali che ha creato un clima di sfiducia tra medici, infermieri e personale amministrativo.
In questo scenario, la comunità di San Giovanni Rotondo ha iniziato a percepire il rischio concreto che “l’opera di Padre Pio” possa smarrire la sua missione originaria, quella di carità e cura d’eccellenza.

Moscone non ha usato giri di parole. Il suo mandato di arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo è, per statuto, legato a doppio filo alla presidenza dell’opera di San Pio. Per lui, le due cose non sono scindibili.
«Il mio impegno pastorale è strettamente legato alle sorti di Casa Sollievo», ha dichiarato il presule. Se l’ospedale affonda, viene meno il senso stesso della sua presenza sul territorio.

La sua disponibilità a rimettere il mandato nelle mani del Papa è una mossa politica e spirituale insieme. È un modo per dire a Roma e alla politica regionale che il tempo delle mediazioni tiepide è finito. O si salva Casa Sollievo con un piano di rilancio serio, o l’arcivescovo preferisce farsi da parte piuttosto che gestire il declino di un miracolo che Padre Pio ha costruito con la fede e le donazioni dei fedeli.
Moscone passa la palla alla Santa Sede e alle istituzioni politiche. Resta da vedere se questo “terremoto” servirà a sbloccare i finanziamenti e le riforme necessarie per salvare il futuro del Gargano e della sua perla sanitaria.

