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Il caso delle scarpette rosse a San Giovanni Rotondo: tra accuse di rimozione e la replica della Sindaca Natale

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La politica locale, a volte, si infiamma attorno ai simboli prima ancora che sulle delibere di bilancio o sui piani urbanistici. A San Giovanni Rotondo, al centro del dibattito pubblico è finito uno degli emblemi più dolorosi e universali della nostra società: le scarpette rosse, simbolo della lotta contro la violenza di genere e il femminicidio. Un posto riservato nell’aula consiliare, istituito formalmente dall’amministrazione di Filippo Barbano per non dimenticare le vittime, che secondo una segnalazione dell’opposizione risultava vacante. Tanto è bastato per innescare un cortocircuito di accuse, repliche e precisazioni social nel giro di pochissime ore.

La miccia è stata accesa da un esponente locale del Movimento 5 Stelle, che ha denunciato pubblicamente l’assenza del simbolo dallo scranno consiliare. Un attacco frontale, privo di sfumature, volto a colpire la sensibilità stessa della nuova amministrazione. “Togliere dall’aula consiliare il posto riservato alle vittime della violenza di genere non è una scelta amministrativa. È una scelta politica”, si leggeva nel primo post, che richiamava alle proprie responsabilità chiunque avesse preso tale decisione, parlando esplicitamente di un “sussulto di dignità” necessario per spiegare il gesto alla cittadinanza.

L’esponente pentastellato ha rincarato la dose accusando gli avversari di ipocrisia, puntando il dito contro chi “si riempie la bocca di slogan” per poi trincerarsi dietro un silenzio definito “complicità”. Un aut-aut durissimo, conclusosi con la richiesta di un passo indietro per i responsabili dell’accaduto poiché “la dignità delle vittime non può essere sacrificata sull’altare degli interessi politici”.

Non si è fatta attendere la risposta della sindaca Floriana Natale, alla guida del comune da poco tempo. Attraverso una nota ufficiale affidata ai canali istituzionali e supportata da una nota grafica, la prima cittadina ha rispedito al mittente ogni accusa, definendo l’azione dell’opposizione come una “speculazione surreale sul nulla”.

Natale, colpita sul piano personale e professionale, ha voluto ricordare la propria storia e i propri valori: “Nella mia vita ho dedicato larghissima parte a difendere le donne e i minori dalle varie forme di violenza”. Per la sindaca, l’idea stessa che la sua amministrazione potesse aver deliberatamente ordinato la rimozione del simbolo è inaccettabile.

Il comunicato chiarisce la dinamica dei fatti con precisione cronologica: non vi è stata alcuna volontà censoria o di cancellazione da parte dell’attuale giunta. Al contrario, viene precisato che il presidio simbolico risultava essere già stato rimosso dall’aula consiliare in un momento antecedente all’atto di insediamento della nuova amministrazione. Un dettaglio non da poco, che sposta l’asse della responsabilità temporale fuori dall’attuale perimetro di governo.

Nel giro di poche ore, la vicenda ha registrato una svolta pratica. Nel suo comunicato, la sindaca ha infatti annunciato l’avvio di una verifica interna per fare luce su eventuali spostamenti o ricollocazioni temporanee, assicurando che le scarpette rosse “torneranno ad avere il giusto risalto nel Palazzo di Città”, poiché San Giovanni Rotondo continuerà a farsi portavoce di iniziative concrete e condivise.

La promessa di ripristino ha spinto l’esponente del Movimento 5 Stelle a pubblicare un secondo intervento, dai toni parzialmente diversi ma non meno polemici. Sotto un vistoso “GRAZIE! LE SCARPETTE TORNERANNO AL LORO POSTO”, il consigliere ha auspicato che il sindaco si muova con la stessa prontezza dimostrata nei comunicati per ripristinare fisicamente il luogo, invitandola a unirsi nella ricerca del responsabile materiale di quello che ha definito un “abominio”. L’esponente di minoranza ha rivendicato inoltre il merito di aver sollevato la questione già dieci giorni prima in consiglio comunale, respingendo l’idea che la protesta fosse un attacco strumentale e dichiarando di non comprendere le ragioni per cui il Sindaco si sia sentita attaccata personalmente.

Ciò che resta sul campo, al netto delle reciproche frizioni comunicative, è la centralità di un simbolo che la comunità di San Giovanni Rotondo non vuole perdere. La promessa condivisa è che quel posto rimarrà visibile, a testimonianza di un impegno quotidiano, serio e credibile che deve saper andare oltre il colore delle bandiere politiche.

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