I soldi e la fama non ti salvano dai mostri

La morte di Presley Gerber ci ricorda che la salute mentale non guarda in faccia a nessuno

La notorietà, i soldi, il successo, l’essere figlio di personaggi famosi, non garantiscono affatto la felicità e, soprattutto, la salute mentale.

Quello di Presley Gerber, figlio di Cindy Crawford e Rande Gerber, morto a soli 27 anni in una struttura di riabilitazione, è purtroppo l’ennesimo caso di un giovane fragile che non è riuscito a fare la pace con se stesso.

Lo avevamo visto sfilare giovanissimo per i più grandi marchi, da Moschino a Dolce & Gabbana. Un ragazzo d’oro, con il mondo ai piedi. Ma dietro quell’immagine patinata c’era una battaglia quotidiana che lui stesso aveva scelto di raccontare senza filtri: la dipendenza, gli attacchi di panico, la depressione.

È un impegno costante, 24 ore su 24″, aveva detto parlando della sua salute mentale.

È morto prima di portare a termine quella battaglia. Prima di vincere quei mostri che lo perseguitavano da anni.

La sua storia non deve servirci per giudicare, per cercare un colpevole o una causa che al momento non è stata resa nota e che la famiglia ha chiesto di rispettare nel dolore. Deve servirci per ricordare una cosa semplice e scomoda: il malessere non fa sconti. Non guarda il conto in banca, il cognome che porti, i follower che hai.

E che chiedere aiuto, parlarne, entrare e rientrare in un percorso di cura non è una debolezza. È l’unico atto di coraggio che conta.

Se stai leggendo e ti riconosci in questa fatica, non restare solo. Parlane con qualcuno di cui ti fidi, con un professionista, con un centro di ascolto. Non è mai troppo tardi per chiedere una mano.

Exit mobile version