Attualità

I caregiver familiari riuniti nel CFU in conferenza stampa presso la Camera dei Deputati

Il movimento è nato dal basso, per dare voce alle reali esigenze delle famiglie

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Nella giornata di ieri, a Roma, i caregiver familiari, riunitisi per manifestare contro il DDL Locatelli, hanno partecipato alla conferenza stampa indetta dai Caregiver Familiari Uniti (CFU) presso la Camera dei Deputati.

Ad aprire gli interventi la referente della Toscana Silvia Abbate, che ha presentato il movimento CFU nei dettagli, spiegando come, quando e perché è nato.

Silvia Abbate ha illustrato ai presenti quali sono gli obiettivi del CFU: dare voce ai caregiver familiari “invisibili”, ottenere un riconoscimento giuridico del ruolo, avere tutele concrete e chiedere politiche pubbliche che tengano conto della realtà quotidiana della cura.

Alla conferenza stampa sono intervenute anche Lisa Orrico, referente Piemonte, la portavoce nazionale e fondatrice Alessandra Corradi e la referente Lazio Silvia Cerqua. Presenti in sala i rappresentanti CFU della Sicilia, nonché fondatori del movimento insieme a Corradi, e le rappresentanti della Puglia e della Campania.

Durante la conferenza sono stati diffusi e discussi i risultati di un sondaggio anonimo, somministrato a 1000 caregiver in tutta Italia. Dal sondaggio emerge un quadro a dir poco drammatico: i caregiver h24, soprattutto quando si occupano di persone con disabilità gravissime e non autosufficienti, nella maggior parte dei casi sono costrette a mantenere il proprio lavoro o professione. Questo significa rinunciare alla carriera, ai contributi, alla stabilità economica.

Si tratta per lo più di persone con età compresa tra i 36 e i 55 anni, nel pieno dell’età lavorativa e contributiva, costrette ad abbandonare ogni prospettiva professionale per accudire un familiare. La rinuncia si traduce in una condizione di povertà reale: bollette non pagate, riscaldamenti spenti, vendita di oggetti ed effetti personali per riuscire a sopravvivere.

Inoltre, c’è un dato su cui riflettere e intervenire: quasi il 90% dei caregiver familiari italiani sono donne. Il numero racconta l’enorme diseguaglianza di genere che esiste nel lavoro di cura.

Per questo, la portavoce e fondatrice del CFU Alessandra Corradi ha affrontato il tema del “burden”, il carico psico-fisico estremo che grava sui caregiver, collegato anche al crescente fenomeno degli omicidi-suicidi.

Silvia Cerqua, referente CFU Lazio, ha raccontato il grande dilemma con cui ogni caregiver deve fare i conti: continuare a lavorare per pagare un assistente, destinando quasi tutto lo stipendio alla cura, oppure smettere di lavorare per assistere direttamente il proprio caro, perché l’amore e la dedizione di un familiare non possono essere sostituiti.

E’ stata consegnata una raccolta firme (con circa 8000 adesioni) con cui migliaia di cittadini chiedono che il caregiver familiare venga considerato a tutti gli effetti un lavoratore.

La stessa petizione è stata inviata al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri.

“Apprezziamo la partecipazione di senatori e onorevoli di tutti i partiti politici che ci hanno rivolto domande e si sono mostrati propensi all’apertura di una collaborazione per definire nel modo migliore i futuri interventi a sostegno dei caregiver familiari. Grande assente, ovviamente era tra gli invitati, la Lega. Come CFU non abbiamo mai ricevuto riscontro ai diversi inviti fatti pervenire alla Ministra Locatelli”, le parole dei rappresentanti CFU presenti alla conferenza stampa.

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