Graminacee Allergia, crediti: wallpaperflare.com

Graminacee, sintomi e cibi da evitare in caso di allergia

Ogni anno la stessa storia: starnuti a ripetizione, congestione nasale, ...

Foggia Reporter

I principali alimenti di base per l’essere umano sono al contempo le principali responsabili del raffreddore da fieno. Stiamo parlando delle graminacee, una famiglia di piante angiosperme monocotiledoni appartenente all’ordine Cyperales.

Nella regione mediterranea, allo stato spontaneo, occupano tutti i tipi di habitat come boschi, luoghi umidi, dune sabbiose e ambienti rurali. Crescono a tutte le latitudini, adattandosi ai climi aridi, e vi sono persino specie acquatiche. Un problema se si pensa che il 70% circa degli allergici ai pollini reagisce alle graminacee ed evitarle è praticamente impossibile, non solo per la grande diffusione ma anche perché liberano nell’aria enormi quantità di polline.

Allergia alle graminacee, ne soffre il 20% degli italiani

Quella alle graminacee è una delle allergie respiratorie più frequenti, molto comune soprattutto nei bambini: stando ai dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità ne soffre tra il 10% e il 20% della popolazione italiana, (percentuale variabile a seconda delle zone e delle stagioni) e sembra inoltre che i soggetti che ne soffrano siano in vertiginoso aumento.  Alla specie delle graminacee appartengono erbe selvatiche ma anche varietà commestibili come per esempio grano, orzo, riso, avena, segale, mais.

Con la primavera alle porte, si prospetta un periodo piuttosto temuto per chi soffre di allergie di questo tipo; infatti la fioritura delle graminacee causa il rilascio di grandi quantità di pollini nell’atmosfera. Il vento e il clima secco sono complici perfetti che favoriscono la veicolazione dei pollini.

I sintomi delle allergie da graminacee

I tipici sintomi dell’allergia da graminacee sono simili a quelli del raffreddore, e sono: starnuti (molto spesso anche ripetuti), rinorrea (naso che cola) sensazione di pizzicore, congestione nasale e difficoltà a respirare, prurito al naso e nella zona del retro faringe, temporanea diminuzione o perdita dell’olfatto. Ma in realtà, al di là dei più comuni sintomi, è bene ricordare che la crisi allergica può interessare l’intero organismo, condizionandone di fatto lo stato di benessere generale portando al soggetto stanchezza, cefalea, debolezza, talvolta dermatiti o eruzioni cutanee.

Sintomi che si manifestano principalmente nei periodi tra marzo-aprile e maggio-giugno, proprio nel tempo della fioritura; i sintomi tuttavia possono essere causati o alimentati anche da alimenti collegati che contengono cioè gli stessi allergeni; inoltre, nelle forme più acute, l’allergia può determinare attacco d’asma, con senso di oppressione toracica, tosse, fiato corto. Non sfuggono gli occhi che accusano sintomi di irritazione, arrossamento, prurito, lacrimazione e gonfiore alle palpebre.

Cibi da evitare

Il consumo di alcuni alimenti, in particolare quelli che contengono gli stessi allergeni, le allergie possono accentuarsi, causando la sindrome orale allergica (SOA) la quale provoca prurito e gonfiore alle mucose della bocca e alle labbra. Nel caso di allergie alimentari, esse riguardano gli alimenti appartenenti alla famiglia delle graminacee, in particolar modo: frumento, orzo, segale, avena, mais.

Può interessare tuttavia anche alimenti come frutta e verdura fresche come l’anguria, gli agrumi, il melone, i kiwi, la pesca, la prugna, l’albicocca, la ciliegia, il pomodoro, la melanzana e la frutta secca (arachidi e mandorle). La cottura però neutralizza l’attività allergenica rendendo possibile il consumo di questi cibi.

N.B: il seguente articolo ha il solo scopo informativo. Si raccomanda di consultare il proprio medico di fiducia per curare i sintomi e mettere a punto una terapia mirata e maggiormente adatta alle esigenza del paziente.