Uno studio dell’Università di Adelaide mostra come il pH in calo distrugga le barriere coralline prima dei pesci.
L’8 giugno arriva dopo la pubblicazione su Journal of Animal Ecology di una ricerca dell’Università di Adelaide condotta in Papua Nuova Guinea. Non è l’acidità a uccidere direttamente: è la semplificazione dell’habitat.
I coralli ramificati, quelli che creano rifugi, vengono sostituiti da coralli massivi più resistenti ma piatti.
La complessità architettonica crolla e con lei le popolazioni di pesci damigella legate ai rami: si registrano cali compresi tra il 60% e l’86%.
I pesci non scelgono habitat diversi per effetto diretto del pH, ma perché la casa è sparita. È un danno sociale, non fisiologico: i banchi si spezzano.
Il contesto chimico è noto: dall’inizio della Rivoluzione industriale il pH superficiale è sceso di circa 0,1 unità. Sulla scala logaritmica significa circa il 26% di acidità in più. La CO₂ atmosferica si scioglie, forma acido carbonico, e il processo continua.
Cosa possiamo ancora fare
Proteggere ciò che è ancora integro
Ridurre pesca eccessiva, ancoraggi e inquinamento costiero dove le barriere mantengono struttura. Non ferma l’acidificazione, ma conserva il capitale su cui intervenire.
Ripristinare habitat tampone
Posidonia nel Mediterraneo, mangrovie ai tropici. Assorbono carbonio e stabilizzano localmente il pH. Funziona, ma la scala è il limite.
Alcalinizzazione oceanica
Aggiungere alcalinità per aumentare la capacità dell’acqua di assorbire CO₂ senza abbassare il pH, imitando la dissoluzione naturale delle rocce carbonatiche. È la strada su cui lavora Limenet con Università di Milano-Bicocca, Politecnico di Milano e CNR-IRBIM: i test effettuati a La Spezia e Augusta hanno mostrato assenza di effetti negativi sugli organismi e stabilizzazione del fitoplancton con soluzioni a pH equilibrato. Tecnologia giovane, costi alti, ma unica che agisce sulla causa chimica.
Senza riduzione strutturale della CO₂, le altre tre sono gestione del danno. La normativa europea sta stringendo i tempi.
Il mercato ha scelto: nel 2024 Microsoft, Google, Stripe e Frontier hanno rappresentato l’80% degli acquisti globali di carbon removal. Frontier ha aperto nel 2025 un round dedicato ad alcalinizzazione e mineralizzazione. Microsoft ha firmato con Ebb Carbon il più grande accordo di rimozione marina.
Le startup
Ebb Carbon (USA): elettrochimica per alzare il pH, primo permesso EPA al mondo.
Project Vesta: olivina sulle spiagge, il moto ondoso attiva l’assorbimento.
Equatic (UCLA): cattura da acqua di mare più idrogeno, Boeing ha già comprato 62.000 tonnellate in cinque anni.
Planetary Technologies (Canada): idrossido di magnesio a basso impatto.
Limenet (Italia): bicarbonati di calcio certificati RINA, accordo con Fassa Bortolo per calce a zero emissioni da combustione, e nuovo studio sugli effetti su Posidonia.
Perché l’8 giugno conta
I diritti della Natura stanno entrando in Costituzione in Ecuador e Bolivia, e in Nuova Zelanda per il fiume Whanganui. In Europa la legge è indietro, ma la governance aziendale può anticipare i tempi.
I pesci si isolano perché l’habitat si semplifica. Le soluzioni rischiano lo stesso destino se restano separate. Protezione, restauro, alcalinizzazione e decarbonizzazione non sono alternative: messe insieme, sono l’unica struttura sociale che può tenere in vita l’oceano.
