Giustizia, i Penalisti di Capitanata concordano con il Procuratore Infante: serve un secondo tribunale autonomo sul Gargano
L’Associazione presieduta da Oreste Di Giuseppe aderisce alla proposta presentata in Commissione Giustizia alla Camera

L’Associazione Avvocati Penalisti di Capitanata, guidata dal presidente Oreste Di Giuseppe, esprime piena e convinta adesione alle considerazioni svolte dal Procuratore della Repubblica di Foggia, Enrico Infante, nell’audizione resa il 21 luglio 2026 innanzi alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame della riforma della geografia giudiziaria.
La proposta condivisa non è quella della semplice riapertura delle sezioni distaccate soppresse – delle quali sono state anzi evidenziate le criticità – bensì quella di un secondo tribunale pienamente autonomo e adeguatamente strutturato, da collocare sul Gargano, con relativa Procura della Repubblica e una sezione distaccata della Corte d’Appello, come già avviene a Taranto e come accade a Foggia per la giustizia tributaria.
“È un’impostazione che questa Associazione fa propria senza riserve: la moltiplicazione di presìdi sottodimensionati non produce prossimità, ma fragilità. Si creano infatti uffici privi di massa critica, di specializzazione e di continuità organizzativa, e dunque incapaci di reggere il contenzioso che questo territorio esprime”, sottolineano i Penalisti di Capitanata.
Quanto alla sede, per l’Associazione la scelta “è una questione tecnica – legata a bacino di utenza, carichi, accessibilità ed edilizia giudiziaria disponibile – e come tale va decisa, senza essere trasformata in una mera rivendicazione campanilistica”.
Il dato di raffronto è difficilmente controvertibile: a parità sostanziale di popolazione e a fronte di analoghe complessità orografiche e viarie, la Basilicata dispone di tre tribunali e di una Corte d’Appello, mentre la Capitanata di un solo tribunale. Senza considerare Molise e Abruzzo. Per raggiungere Foggia da Peschici o da Serracapriola occorre almeno un’ora e mezza.
“Questi tempi si traducono, per l’avvocatura penale, in udienze compresse, testimoni che non compaiono e difese che si esercitano in condizioni materiali diseguali rispetto al resto del Paese. La distanza non è un semplice disagio logistico, ma rappresenta, in concreto, una compressione del diritto di difesa e della ragionevole durata del processo”, conclude l’Associazione.

