Giornata Mondiale del Sonno: ecco perché è così importante dormire
Il 13 Marzo si celebra la Giornata per ricordarci quali sono i benefici di un sonno regolare

Se il sonno non svolgesse una funzione vitale assolutamente necessaria, allora non avrebbe senso il diktat lanciato dagli scienziati, secondo cui dovremmo trascorrere un terzo della vita dormendo.
Ogni anno, il 13 Marzo, in tutto il mondo si celebra la Giornata dedicata al sonno. Un’occasione per ricordare che un sonno notturno ristoratore agevola il funzionamento del sistema immunitario e preserva il cervello dalle demenze.
Una prova importante del bisogno vitale di dormire viene da uno studio pubblicato negli anni Ottanta, in cui è stato scoperto che i topolini privati del sonno morivano nel giro di un mese.
Può accadere lo stesso agli esseri umani colpiti da insonnia familiare fatale, che è ereditaria e comporta un’insonnia incessante e poi il decesso. Per fortuna tale malattia è rara, ma fornisce una prova ulteriore di come il sonno sia indispensabile, anche per il sistema immunitario.
E’ stato infatti dimostrato che dormire sette-otto ore per notte si traduce in una minore possibilità di prendersi un raffreddore, quattro volte meno rispetto a chi si concede abitualmente meno di sei ore.
L’attività incessante dei neuroni all’interno del cervello fa sì che ogni giorno quasi dieci grammi di proteine si trasformino in materiale di rifiuto che deve essere rimosso per non inficiare le funzioni cognitive.
Quando non si dorme a sufficienza, il cervello è come un ristorante che non ha smaltito i rifiuti ed è invaso da bidoni pieni di scarti.
Lo smaltimento delle scorie cerebrali previene le malattie neurodegenerative, per cui possiamo asserire senza alcun dubbio che il sonno- di cui si celebra la Giornata mondiale il 13 Marzo- sia un vero e proprio scudo contro le demenze.
Cosa dice la scienza
Le linee guida elaborate da scienziati ed esperti del sonno raccomandano sette-nove ore per notte nella fascia di età compresa tra i 18 e i 64 anni, e sottolineano che meno di sei ore a letto possono provocare un impatto negativo sulla salute. Questa ovviamente è soltanto una media, perché poi ci sono persone (poche) predisposte a dormire di meno o di più senza accusare problemi di sorta.
Esulano dagli standard anche due cronotipi che prendono il nome da due volatili: i gufi sono nottambuli, a causa di un rilascio ritardato di melatonina, l’ormone che conduce al sonno, mentre le allodole vanno a dormire prima, perché il picco di melatonina viene raggiunto precocemente.
La maggioranza delle persone oscilla tra i due estremi, e le abitudini riguardanti il sonno cambiano fisiologicamente con l’età. Infatti, man mano che si diventa anziani, si tende a dormire di meno e a svegliarsi prima al mattino.

