Cultura e territorio

Giornata della Memoria, ricordare l’Olocausto affinchè non si ripeta mai più

Sono passati 76 anni da quel 27 Gennaio 1945,  quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz e vennero così rivelate tutte le verità che celavano i campi di sterminio. Fino a quel momento tante erano le convinzioni e le incertezze riguardo questi ultimi, ma nulla era confermato.

L’opinione pubblica, soprattutto in Germania, era stata manipolata dalle forze naziste con azioni di tipo propagandistico che creavano stupore e pieni consensi in coloro che si convinsero a sostenere il regime.

Qualunque dubbio riguardo il regime invece era meglio metterlo da parte e quindi subire passivamente, senza discutere quella che era un’effettiva politica del terrore che è riuscita per tanto tempo a eliminare tutti coloro che creavano fin troppi problemi semplicemente chiedendo, ipotizzando, sospettando.

Tra i tanti interrogativi uno di quelli che premeva di più era sapere che cosa succedesse realmente in quei nei campi che un opuscolo che circolava nel 1941 in Germania spacciava per spazi in Polonia in cui i Tedeschi avevano accolto in ospedali puliti gli Ebrei dando loro pasti caldi, giornali e addirittura dato a loro la possibilità di frequentare corsi professionali per trovare lavoro.

Come è risaputo, tutto ciò non accadeva affatto. Gli Ebrei anzitutto non erano contemplati nel concetto nazista di “Comunità Nazionale”, una società di “perfetti” nella quale non erano assolutamente contemplati tutti coloro che erano considerati come “differenti”. Il “differente” diventava così nemico della Nazione e quindi perseguitato. Chi veniva considerato precisamente un nemico?

Ebrei, Sinti e Rom (Zingari), gli omosessuali, i dissidenti politici e tutti quei tedeschi (sì, anche tedeschi) considerati “geneticamente inferiori” o un pericolo per la cosiddetta “salute nazionale” come persone che soffrivano di malattie psichiche o di handicap fisici e mentali come: gli epilettici, i sordi e i ciechi dalla nascita, gli alcolizzati, coloro che facevano uso di sostanze stupefacenti e altri. In particolare, le popolazioni ebraiche erano considerate tali poiché non essendo vicini alla cultura o religione dominante, allora erano visti come una vera e propria minaccia.

A creare questa immagine degli Ebrei (e non solo chiaramente) contribuì una gigantesca e potentissima propaganda che faceva leva sulla logica del capro espiatorio, sull’ignoranza e sulla paura del diverso, ma soprattutto queste teorie reggevano ancor di più durante quei tempi di crisi economica in seguito alla Prima Guerra Mondiale.

Se il contesto sociale, culturale ed economico, insieme a un modo tutto propagandistico di spostare l’attenzione su minoranze dando a queste ultime le colpe del periodo di crisi corrente, vi sembra familiare e quindi riconducibile all’attualità, non ci sarebbe affatto da meravigliarsi. 

Comunque, questa propaganda si espandeva in qualunque tipo di ambiente come quelli religiosi e universitari: i professori nelle loro lezioni e i funzionari religiosi nei loro sermoni inserivano precetti antisemiti e ciò rendeva perlopiù ancora più affidabile e giusto il messaggio di discriminazione.

Dal semplice concetto, in pochissimo tempo, si è giunti prima alla violenza più comune, fino a giungere allo sterminio che oggi, come ogni giorno, dovremmo tutti ricordare. Uno sterminio caratterizzato da pura diabolicità: i ricercatori stimano che siano state tra 15 e 20 milioni le persone che vennero uccise o imprigionate nei campi allestiti dai nazisti. In particolare si tratterebbe di circa 5/6 milioni solo di ebrei.

Ad oggi, in Italia, come molte tra le tematiche più importanti, c’è da parte di molte persone un approccio negazionista a questo fenomeno: secondo il ‘Rapporto Italia 2020’ dell’Eurispes (un’indagine volta a comprendere la situazione politica, culturale ed economica del paese e come questa cambi nel tempo) il 15,6% degli Italiani pensa che la Shoah non sia mai avvenuta, nonostante i dati secondo i quali più di 6806 ebrei Italiani furono deportati e solo 837 di loro tornarono a casa.

Al contempo, il 16,1% degli italiani crede che ciò che viene raccontato dell’Olocausto sia da ridimensionare perché “esagerato” quasi cancellando così, con una sola dichiarazione, il lavoro di ricostruzione storica fatto dagli studiosi nel tempo, le testimonianze di tutti coloro che sono sopravvissuti alla tragica esperienza dell’Olocausto e così via. 

Per fortuna c’è ancora chi, come Liliana Segre ha dichiarato oggi in ricordo delle vittime dello sterminio, non ha mai perdonato e non ha mai dimenticato. L’anno scroso Liliana Segre ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal comune di Castelluccio Valmaggiore e quest’anno il Comune ha ricordato con grande affetto quel momento.

Fonti: https://encyclopedia.ushmm.org/it – Il Sole 24 Ore – la Repubblica – Ansa

       

          

          

Vincenzo Maddalena

20 anni. Studente di lettere moderne all’Università degli Studi di Foggia. Appassionato di libri, musica, serie tv e film. Come obiettivo principale mi pongo sempre quello di far conoscere realtà, idee diverse e interessanti di cui non si parla molto o se ne parla in maniera disinformata. Speranzoso soprattutto di continuare questo percorso giornalistico con buoni risultati.

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