Funerale di Stefania Rago, l’omelia dell’arcivescovo Ferretti: “Basta possesso, solo l’amore salva”
“Nel voler possedere, finiamo per fare del male alle persone che diciamo di amare e roviniamo anche la nostra vita”.

FOGGIA – Un richiamo forte, profondo, contro la cultura del possesso e della violenza. È quello lanciato dall’arcivescovo di Foggia-Bovino Giorgio Ferretti durante i funerali di Stefania Rago, vittima di femminicidio, celebrati questa mattina.
Nel corso dell’omelia, l’arcivescovo ha tracciato un parallelo con la figura evangelica di Maria Maddalena, simbolo di una donna ferita ma restituita alla dignità dall’amore di Cristo. “Gesù – ha ricordato – ha avuto un rapporto rivoluzionario con le donne, riconoscendo loro valore, dignità e libertà, in un tempo in cui erano emarginate”.
Un messaggio che si è trasformato in una denuncia attuale: “È incredibile che, dopo duemila anni, non abbiamo ancora imparato cosa significhi amare davvero. Confondiamo l’amore con il possesso, la gelosia con l’affetto. Ma la gelosia non è amore: è difesa di una proprietà”. Parole che risuonano come una condanna culturale alla radice della violenza di genere. L’arcivescovo ha parlato apertamente di una “stoltezza” che porta a distruggere gli altri e sé stessi: “Nel voler possedere, finiamo per fare del male alle persone che diciamo di amare e roviniamo anche la nostra vita”.
Nel ricordo di Stefania, Ferretti ha indicato una strada diversa, quella dell’amore autentico, libero, capace di donarsi senza pretendere. Un amore che, ha spiegato, trova il suo modello in Cristo, capace di dare la vita per gli altri. Particolarmente toccante il passaggio rivolto ai figli della vittima, Jessica e Michael: “Perdonate, se potete, e amate. Il perdono disarma il male e dona pace anche a chi lo offre”. Un invito difficile, ma indicato come unica via per spezzare la catena dell’odio. Nel finale, il pensiero si è rivolto a Stefania: “Ora è tra le braccia di Cristo risorto, dove non c’è più sofferenza. Da lì, continui a pregare per noi”. Un’omelia intensa, che va oltre il dolore di una tragedia e si fa appello collettivo: cambiare lo sguardo sull’amore per fermare la violenza.

