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Formare per trasformare. “Inclusion Desk” organizza un  seminario esperienziale con il dottor Antonio Santoro

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Ci sono pomeriggi che lasciano il segno, non per le nozioni trasmesse, ma per la capacità di toccare corde profonde che spesso, nel caos quotidiano, preferiamo non far vibrare. È quello che è accaduto ieri 30 marzo presso il Centro Polivalente “Emma Francavilla” di San Giovanni Rotondo, dove l’Inclusion Desk ha dato vita a un seminario esperienziale che ha messo al centro l’unico vero motore di ogni processo educativo: l’emozione.

Ospite d’eccezione il dottor Antonio Santoro, psicoterapeuta e docente clinico, che con estrema sensibilità ha guidato i presenti in un percorso intitolato “Emozioni in evoluzione”. Il seminario è stato introdotto dalla docente Angela De Leo, coordinatrice dell’Inclusion Desk, e dalla dottoressa Antonella Miscio, referente dei Servizi Sociali di San Giovanni Rotondo.

Il messaggio del dottor Santoro è stato chiaro e potente:” riconoscere le proprie emozioni è l’unico modo per incontrare davvero l’altro. Non si può educare se non si è disposti a condividere ciò che si prova, permettendo al proprio vissuto di arrivare all’altro in modo autentico”.

Il viaggio è partito dalle cinque emozioni primarie — gioia, dolore, rabbia, paura e tristezza — per poi addentrarsi nei territori più complessi delle “emozioni derivate”. Tra queste, una riflessione profonda è stata dedicata alla noia, quel sentimento che oggi avvolge molti ragazzi, spingendoli a chiudersi in se stessi in un isolamento silenzioso che interroga noi adulti.  Santoro ha acceso un riflettore anche su temi delicati come i disturbi alimentari, che purtroppo manifestano i primi segnali in età sempre più precoce, ben prima dell’adolescenza.

Momento centrale è stato il laboratorio narrativo, dove i partecipanti sono stati invitati a scegliere delle carte illustrate. Non era un gioco, ma uno specchio: attraverso le immagini, ognuno ha potuto dare voce alla propria personalità, raccontando il motivo profondo di quella scelta. È in quel racconto, fatto di parole e silenzi, che è emersa la verità di chi educa e di chi accoglie.

Educare significa, prima di tutto, entrare in relazione. E non esiste relazione senza il coraggio di mostrarsi fragili, in evoluzione, umani. Grazie alla guida del dottor Santoro, l’Inclusion Desk ha ribadito che lo sportello non è solo un luogo di formazione tecnica, ma uno spazio dove l’invisibile — ciò che proviamo — diventa finalmente visibile e prezioso.

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