
FOGGIA – La fotografia scattata dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne è impietosa: la provincia di Foggia si conferma ultima in Italia per reddito medio delle famiglie. Un dato che, più che sorprendere, certifica un declino ormai strutturale. A rilanciare l’allarme è il presidente di Confindustria Foggia, Potito Salatto, che parla senza mezzi termini di una situazione “drammatica”. Con un reddito pro capite fermo a circa 14.953 euro, il divario con realtà come Milano – che supera Foggia di oltre 21 mila euro – diventa simbolo di una frattura economica sempre più profonda.
Ma al di là dei numeri, è il contesto a preoccupare: calo demografico, mercato immobiliare in crisi, attività commerciali che chiudono e una generale perdita di attrattività del territorio. In questo scenario, secondo Salatto, il problema principale resta l’assenza di una visione condivisa e di una programmazione concreta da parte degli enti locali.
Grandi dossier strategici – dalla Fiera all’ampliamento dell’area industriale, fino al Piano Urbanistico Generale – risultano fermi da anni. E mentre alcune imprese del territorio continuano a distinguersi per crescita e innovazione, il sistema complessivo appare bloccato, incapace di trasformare queste eccellenze in sviluppo diffuso.
Il richiamo di Confindustria è chiaro: serve un patto istituzionale tra imprese e amministrazioni per definire priorità e strategie comuni. Ma il nodo politico resta evidente. Senza programmazione e senza un dialogo strutturato con il tessuto produttivo, il rischio è che gli investimenti prendano altre strade, lasciando la Capitanata sempre più ai margini.
Il dato sul reddito, dunque, non è solo una statistica: è il sintomo di un territorio che fatica a trovare una direzione. E il tempo per invertire la rotta, avvertono gli industriali, sta rapidamente scadendo.

