Categorie: Cultura e territorio

Foggia, “Tatonne u’ cercate” e storia dei suonatori di strada

Ecco una figura caratteristica della città di Foggia

Foggia – “Tu diche da mo’; quisti qua’ vonne sente Maria, Maria; Moh! ne me stunanne, tu e loro: suone schiette, tu, ca’ jie ne me fide cchiu’, da stamattine; Suone a Traviata ch’eja tanta bella,; Nooh! Se stufate, dicene ca’ jie i fazz chiagne. Sempe dispettose eja esse. Probte quanno s’adda busca’ na lira de cchiu’! Ca tenghe a voce abbracute se no cantarrie Carmenella è na bella guagliona. Uffa’ ! Beh agghie capite”.

Concitati duetti del genere si svolgevano abitualmente sul limitare delle porte delle trattorie; perché Tatonne abituato ad imitare il leone nella ripartizione dei proventi quotidiani finiva per stancare le giovani cantatrici che lo accompagnavano, per cui frequenti i litigi e le separazioni.

Ma Tatonne dopo l’animato dialoghetto, non si scoraggiava; appena entrato nel locale già affollato di clienti attaccava la serenata Silvestri cavallo di battaglia della sua attività artistica; pezzo che strimbellava sul mandolino almeno venti volte al giorno.

Figura caratteristica e notissima in città, espressione genuina dell’ambiente meridionale dei tempi in cui in ogni centro si trovavano suonatori ambulanti che ricavavano i mezzi di vita frequentando trattorie di terz’ordine ed osterie.

Qui da noi la categoria era ben rappresentata, perché oltre Tatonne, vi esercitavano stabilmente il mestiere: 1)Il tracomatoso ed impettito Luciano dalle dita coperte di anelli e dalla catena dell’orologio in similoro; un vero asso del mandolino (era lui a dirlo) specialista nelle prime canzoni di Piedagrotta.

Per parecchi anni fece coppia con la simpatica Michelina; una brunetta dalla voce fresca ed argentina in compagnia della quale, durante la stagione estiva, si ricorda girare per le stazioni balneari adriatiche.

Lasciato da Michelina, andata via da Foggia, sposò la chitarrista Carmela che cantava in falsetto; 2) Un terzetto di beneventani costituito dai corpulenti coniugi fisarmonicisti e dalla figlia Assunta che giunta a maturità, sedusse un giovane collega cieco dal quale si fece sposare. 3) Ripalta, detta zia Monaca, dagli occhi cisposi e dalla voce stridula, accompagnata da un suonatore di mandolino, affetto da cataratta; 4) Ciminiello uno spilungone solitario cantante di antiche nenie per cui gli avventori delle osterie non appena lo vedevano affacciare alla porta per toglierlo dai piedi, gli porgevano subito un soldino.

C’erano poi i suonatori di passaggio per la città, più frequenti in maggio per l’apertura del Santuario dell’incoronata e la ricorrenza della fiera del bestiame. Travolti dagli eventi nazionali, scomparvero questi umili ed oscuri lavoratori.

Tatonne restò sulla breccia , basso di statura dalla tradizionale classica bombetta nera, con il mandolino stretto sotto il braccio sinistro, il bastone sulla mano destra, privo di cappotto, continuamente borbottando si aggirava per le vie cittadine per raggiungere una data trattoria, ove lo attendevano i suoi clienti affezionati.

“Bon giorno a lor signori” era l’abituale saluto, e che v’agghia’ suna’ e senza attendere risposta attaccava la sua prediletta serenata Silvestri. Così tutti i giorni fino a tarda sera, Tatonne fu la figura della nostra società di primo Novecento dell’arte musicale.

Ricerca di Ettore Braglia

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redazione