Attualità

Foggia, simbolo fallico disegnato accanto alla targa dell’associazione Donne in Rete

Foggia – “Qualche giorno fa abbiamo scoperto che sul muro esterno della nostra associazione, accanto alla targa, era stato disegnato un simbolo fallico. In un momento storico in cui ci sentiamo tutte più vulnerabili e assenti rispetto alla nostra “casa”, il gesto mi ha ferita particolarmente: l’impossibilità legata all’emergenza pandemica di prenderci cura di questo spazio e di frequentarlo con regolarità, mi trasmette un senso di impotenza, quasi di colpa”, a denunciare quanto avvenuto è Gemma Pacella dell’associazione Donne in Rete.

“Condividendo la foto della scoperta mi è stata suggerita una bella ispirazione, un’idea di ri-valutazione di quell’atto. Così ho sentito il desiderio di una risposta creativa, per far sorgere dalla bruttezza bellezza. Ho pensato che limitarci a cancellare la scritta fosse un sorta di omertosa complicità: mettiamo a tacere, cancelliamo e facciamo cadere nell’oblio quell’atto ingiusto.

Non sono di questa idea: vorrei rompere il silenzio e non prestare il muro ad atti che non sono ‘mere ragazzate’, bensì la rappresentazione e lo sfogo grafico di una cultura dell’ignoranza e della misoginia. Il simbolo fallico compare proprio accanto alla targa della nostra associazione: un accostamento intollerabile, che per essere rimosso aveva bisogno di un nuovo atto di vitalità – si legge ancora -.

Certo, questo segno potrà essere fatto infinite altre volte, ma non voglio accettare quella diffusa pratica per cui dobbiamo essere noi donne a ripulire i misfatti e i crimini maschili: io voglio denunciarlo e rispondere con atti di bellezza e creatività, per lasciare traccia del male che viene capovolto.

La mera cancellazione è decostruzione del simbolico che, invece, per essere mantenuto vivo, necessita di costruzione. Nei giorni successivi le persone con cui ho condiviso questo triste ritrovamento mi hanno sostenuta, incoraggiando idee e progettando delle possibili azioni di denuncia. Le mie amiche e i miei amici hanno creato intorno alla questione un cerchio di energie positive, mettendosi al mio fianco per capire come reagire. Le idee sono state tante e bellissime.

Oggi, ho messo una matita viola (che è il colore delle suffragette) sugli occhi e una spilla che si chiama “Le indulgenti”. Mi sentivo indulgente nei confronti di chi ha fatto quella scritta? No, affatto. Ci sono voluti due paia di guanti in lattice, una spugna, che si è frantumata, un solvente dei migliori sul mercato, un pacco di cleanex, uno di salviette umide. Ho girato un ferramenta, un negozio di giocattoli, una cartolibreria, un fioraio, un bazar. Ho sudato molto e mi fa male il braccio destro. “Alla persona che ha fatto il disegno fallico non avrà fatto male nulla”, pensavo mentre mi dirigevo alla sede della associazione.

L’ho cancellato, anche se è rimasto l’alone. Allora l’ho ricoperto con dei fiori adesivi, di quelli che si usano nella doccia come antiscivolo. Il risultato mi piace. Ci ho messo una violetta sul tappetino dell’ingresso, un tocco di cura per quella nostra casa. Poi, sarà che la serranda resterà abbassata ancora per un po’, sarà che il fioraio mi ha raccomandato di non abbandonarla, la piantina l’ho portata a mia mamma. Che almeno, da questo atto d’ignoranza maschile, ad una donna un sorriso spunterà”.

Redazione

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