Cronaca

Scoperta associazione a delinquere nel Foggiano: ragazze costrette con minacce e violenza a prostituirsi

Sgominata associazione a delinquere nel Foggiano, attiva nel comune di Marina di Lesina, dedita allo sfruttamente della prostituzione nel Gargano.

In data 21 dicembre u.s., Agenti della Polizia di Stato appartenente alla Squadra Mobile della Questura di Foggia, del Commissariato di P.S. di San Severo e della Sezione Polizia Stradale di Campobasso, coadiuvati da pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine “Puglia Settentrionale”, al termine dell’attività d’indagine posta in essere nell’ambito di due procedimenti penali connessi, entrambi coordinati dal sostituto Procuratore dr. Ettore Cardinali della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno dato esecuzione a due ordinanze applicative della custodia cautelare in carcere a carico di GEORGIEV Donko e KRASTEV Andrey, nonché a carico di GEBSKA Iwona Barbara destinataria della misura degli arresti domiciliari.

I suddetti sono ritenuti tutti responsabili di aver costituito un’associazione a delinquere nel Comune di Lesina (Fg), finalizzata alla tratta, riduzione e mantenimento in schiavitù di un gruppo di ragazze di nazionalità bulgara costrette all’esercizio dell’attività di meretricio sulle statali foggiane.

L’attività investigativa, condotta anche attraverso numerose attività tecniche, ha disvelato l’esistenza di un sodalizio criminale, con base logistica nel Comune di Lesina, dedito alla tratta di ragazze straniere, convinte dal DONKO, capo dell’associazione a delinquere, a venire in Italia con la promessa di trovare condizioni di vita migliori.

A tale modus operandi, spesso si accompagnava la contrazione, da parte delle famiglie di origine delle ragazze, di debiti. Quest’ultimi sarebbero dovuti essere estinti proprio una non meglio precisata attività lavorativa da parte delle singole ragazze.

In alcune occasioni, invce, il DONKO, che vantava l’esistenza di attività lecite ben avviate in Italia, convinceva i genitori delle vittime, scelte tra le classi meno abbienti di alcuni paesi della Bulgaria, ad approvare il fidanzamento con la ragazza ed il relativo trasferimento in Italia con la promessa di un’agiata vita coniugale e di un futuro migliore.

Le donne, però, una volta giunte in Italia venivano costrette, anche mediante il ricorso a metodi violenti o minacce di ritorsioni in patria nei confronti di membri delle loro famiglie, a prostituirsi lungo la Strada Statale 16 e consegnare i lauti proventi di tale attività illecita al DONKO.           

Inoltre, grazie ai numerosi servizi di osservazione e pedinamento realizzati dagli investigatori della Polizia di Stato, si accertava e documentava il ruolo della GEBSKA nell’accompagnamento delle ragazze lungo le piazzole di sosta ove erano costantemente monitorare dalla GEBSKA e dal KRASTEV durante le 10-12 ore di “lavoro”.

L’incrocio dei dati acquisiti tramite i presidi tecnici ed i servizi di video-monitoraggio attivati permetteva di accertare lo stato di sottomissione e sfruttamento delle donne, nonché in qualche occasione il tentativo di sfuggire ai loro aguzzini chiedendo la complicità dei numerosi clienti conoscuti durante le ore di lavoro.

Difatti, sempre grazie ai numerosi presidi tecnici attivati, si riusciva ad accertare  molteplici atti di violenza nei confronti delle donne costrette a prostituirsi, che, qualora rifiutavano di prostituirsi o introitavano quotidianamente scarsi guadagni, venivano brutalmente picchiate, anche con corde e cavi elettrici.

In alcuni casi, per rafforzare la portata intimidatrice, il sodalizio accompagnava a tali atti di spregiudicata violenza il ricorso a pesanti minacce di ritorsione nei confronti delle loro famiglie in Bulgaria, rese concrete dai frequenti viaggi in Bulgaria dal DONKO.

La crudeltà delle condotte poste in essere dal DONKO e dagli altri sodali, al fine di far permanere tra il gruppo di ragazze un vero e proprio clima di terrore che garantisse ingenti introiti giornalieri derivanti dalla prostituzione delle medesime, si spingeva sino alle percosse ai danni di un bambino di 4 anni, figlio di una delle ragazze sfruttate, e convivente con la madre all’interno della struttura ove tutte le vittime venivano recluse a fine giornata dopo aver svolto l’attività di prostituzione in strada.

Redazione

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