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Foggia, dentro l’emergenza: “Qui in Rianimazione una guerra quotidiana”

Foggia – “Ci sono pazienti del 1991 e pazienti del 1942: strano a dirsi, ma le condizioni dell’anziano ci preoccupano di meno. Quindi rinnovo l’invito a stare a casa”.

La dottoressa cerignolana Michela Rauseo, del reparto Anestesia e Rianimazione degli Ospedali Riuniti di Foggia, parla dal cuore dell’emergenza, dove ogni giorno decine di medici ed infermieri cercano di contrastare la diffusione del Coronavirus.

E sul campo, il nemico sembra essere quasi indecifrabile: “Non sappiamo contro chi stiamo combattendo, non sappiamo cosa abbiamo di fronte e per questo cerchiamo una terapia definitiva, visto che non tutti i pazienti rispondono come ci aspettavamo”.

Anche per questo i contagi aumentano, il CoVid-19 è aggressivo e non ha un decorso univoco nelle persone positive.

Così la giornata in rianimazione diventa un vero e proprio diario di guerra, un bollettino di numeri che sembrano non finire mai: “L’altro ieri abbiamo estubato due pazienti, ma ne abbiamo poi ricoverati tre”, ricorda Rauseo. Così, ogni giorno.

La conta, ad ora, è sempre a favore del virus, che miete contagiati in maniera diffusa: “E’ un virus che non fa distinzioni di sesso e di età, nessuno è immune”, rimarca il medico.

Anche perché l’assurda convinzione che possa lasciare illesi i giovani è puro luogo comune: “Macchè, di giovani qui ce ne sono, purtroppo”, dice Michela Rauseo.

E ce ne sono talmente tanti che il direttore generale degli Ospedali Riuniti, Vitangelo Dattoli, ha attivato nuove sale rianimazione: una no-Covid, dove ci finiscono i casi “ordinari” e altre due Covid, dove ci finiscono i contagiati dalla polmonite ‘cinese’: “Considerando gli arrivi, credo che a breve apriremo altre due sale rianimazione, e saremo a cinque totali per complessivi 50 posti letto”, aggiunge Rauseo.

La sua vita in corsia è un susseguirsi di controlli, protocolli di sicurezza, vestizione in luoghi ben distinti: “Fortunatamente, prima che il CoVid-19 arrivasse in Puglia ci siamo dotati di Dispositivi di protezione individuale: tute, guanti, maschere: certo, non è semplice lavorare così, ma è uno sforzo da fare”, racconta la rianimatrice.

Mentre si attuano misure stringenti fuori dal reparto, che ormai assorbe principalmente la giornata dei medici in prima linea, la raccomandazione, dalla Rianimazione di Foggia, rimane identica: “State a casa, voi avete scelta, potete stare comodi”.

Tutt’altra decisione, invece, è presa da tanti medici: “Io – confida la dottoressa Rauseo – ho deciso di interrompere tutti i rapporti con la mia famiglia, non vorrei correre il rischio di infettarli, nonostante tutti i controlli che facciamo.

Manca anche solo una pacca sulla spalla per dire che andrà tutto bene, ma questo è l’unico modo che ho di preservare me e i miei cari. Per questo, ai tanti giovani e adulti dico: state a casa”.

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