Foggia, negozi in fuga dal centro storico: 200 attività in meno dal 2012. Crescono ristoranti e B&B

FOGGIA – Il commercio nelle città italiane sta cambiando volto e Foggia non fa eccezione. Negli ultimi tredici anni il numero di negozi tradizionali è diminuito in modo significativo, soprattutto nel centro storico, mentre aumentano le attività legate alla ristorazione e all’ospitalità.
È quanto emerge dall’undicesima edizione dell’Osservatorio Città e demografia d’impresa dell’Confcommercio, che analizza l’evoluzione del tessuto commerciale urbano. Tra il 2012 e il 2025, in Italia sono scomparsi circa 156mila negozi al dettaglio, mentre le attività di alloggio e ristorazione sono cresciute, insieme al boom dell’e-commerce, aumentato di oltre il 180% nello stesso periodo.
Il calo dei negozi nel centro storico
La tendenza nazionale si riflette anche nel capoluogo dauno. Secondo i dati elaborati su base camerale da Confcommercio Foggia, nel centro storico le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 1.306 nel 2012 a 1.095 nel 2025, con una perdita di oltre 200 attività.
Il calo riguarda in particolare alcuni settori tradizionali:
Abbigliamento e calzature, scesi da 259 a 172 negozi;
Mobili e ferramenta, passati da 193 a 124;
Librerie e negozi di giocattoli, diminuiti da 70 a 44;
Edicole, calate da 18 a 11.
In flessione anche profumerie, fiorai e gioiellerie, che nello stesso periodo sono passate da 241 a 183 attività.
Più ristoranti e strutture ricettive
Parallelamente cresce il comparto legato all’accoglienza e alla ristorazione. Nel centro storico le imprese tra alberghi, bar e ristoranti sono aumentate da 377 nel 2012 a 398 nel 2025.
In particolare si registra un forte incremento delle strutture ricettive alternative, come bed and breakfast e affitti brevi, passate da 14 a 43, mentre i ristoranti sono saliti da 123 a 140.
Confcommercio: “Il commercio di prossimità è un presidio sociale”
Secondo Antonio Metauro, presidente di Confcommercio Foggia, i dati confermano una trasformazione profonda del sistema economico urbano.
«Siamo di fronte a un cambiamento strutturale – spiega –. La riduzione del commercio tradizionale nei centri storici riguarda tutta Italia, ma anche nella nostra città richiede grande attenzione. Il commercio di prossimità non è solo economia: è anche presidio sociale, sicurezza urbana e qualità della vita».

