Cultura e territorio

Storie di donne e di coraggio: quando a Foggia le proteste erano rosa

Foggia – L’8 marzo è la giornata dedicata alle donne, un giorno speciale in cui si regalano mazzi di mimose profumate, si comprano cioccolatini, e tutto diventa più rosa per la tanto attesta “Festa della donna”.  Ma essere donna vuol dire solo questo?

Lo sforzo secolare delle donne nel corso degli anni per rompere l’assurda barriera costruita dall’uomo e dal maschilismo e imporsi come parte integrante e dominante della società, è stato uno sforzo che ha portato, sin dalla fine della seconda guerra mondiale, a tanti passi in avanti.

La storia fatta dalle donne non viene quasi mai ricordata, non se ne parla nei libri ed è condannata all’oblio. Purtroppo nel 2020 paradossalmente c’è ancora chi pensa che non si possa essere una donna con un lavoro impegnativo e nello stesso tempo una buona madre o una brava compagna.

Essere una donna vuol dire avere coraggio e oggi vi vogliamo parlare di quelle donne che regalarono alla nostra terra uno spiraglio di libertà e di uguaglianza, parliamo delle donne che  capeggiarono importanti rivolte nell’800 e che combatterono poi il Fascismo durante il ventennio, delle quali non si parla mai quando si studia la storia della nostra città.

A Foggia dagli inizi dell’800 nella via Maddalena vi era una Conservatorio che ospitava le donne che erano fuggite da una vita di prostituzione e si erano pentite. A queste donne era affidata la lavorazione della pasta a mano e lafilanda per la dipanatura della seta, lavoro che le costringeva a passare ore ed ore in piccolissime stanze in cui le stufe producevano un calore disumano e ritmi del lavoro erano molto pesanti.

Il 14 febbraio 1849 le donne foggiane fecero sentire finalmente la loro voce e protestarono lamentandosi di lavorare in un ambiente malsano. Questa protesta ebbe un eco talmente forte che la filanda della Maddalena chiuse per sempre e le lavoratrici furono trasferite in alcuni locali del porticato della villa comunale.

Una storia sofferta quella delle donne foggiane e non solo, da sempre instancabili combattenti e pronte a scendere in campo, contro una società che le vuole in silenzio e a casa, solamente madre e mogli.

Ma per fortuna le donne hanno una voce che molte volte riesce a farsi sentire più forte di quella degli uomini. Una voce che con il tempo ha fatto del coraggio la sua arma più importante per combattere e ribellarsi.

Tra le tante protagoniste rivoluzionarie foggiane merita di essere ricordata Zia Monica, all’anagrafe Filomena Cicchetti, protagonista di uno dei momenti più delicati e bui della nostra città passata alla storia come “Rivoluzione della fame”.

Inoltre, si devono al coraggio delle donne della provincia di Foggia le pochissime proteste contro il regime fascista in Capitanata durante il ventennio.

Il 23 agosto 1942 moltissime donne scesero in piazza nel piccolo centro di Monteleone di Puglia, in provincia di Foggia, per opporsi all’arroganza e all’ostinazione del comandante dei carabinieri che aveva fatto sequestrare del granturco che stava per essere macinato.

All’epoca la fame era all’ordine del giorno e un atto così sfrontato scatenò una vera e propria protesta messa in piedi da numerose donne che, dopo aver coinvolto mariti e figli, si diressero verso la caserma dei Carabinieri. Tuttavia la protesta non premiò il coraggio e i carabinieri spararono sulla folla.

Le donne della Capitanata si distinsero per la loro forza e per la loro determinazione nel portare avanti idee all’epoca impopolari. È questo sicuramente il caso di Giovanna Paolino, detta zia Giovannina, che diventò fondatrice del movimento sindacale e del Partito Comunista di Cagnano Varano.

Giovannina dopo la fine della guerra venne eletta  nel 1946 assessore alla pubblica istruzione. La sua storia ricorda quella di un’altra donna, Liliana Rossi, maestra di Ascoli Satriano, vicina al Partito Comunista, una donna non vista di buon occhio in paese.

Entrambe dovettero subire, in punto di morte, il rifiuto del prete a concedere il sacramento dell’estrema unzione.

Storie difficili, sofferte, a volte ammirate e altre condannate. Storie di donne forti, che hanno scelto la libertà di pensiero e di azione, che si sono opposte all’omologazione della massa e che hanno gridato il loro essere donne e non oggetti succubi di uomini al potere. Storie della nostra terra, della nostra città, che non dovremmo mai dimenticare, non solo in giorni come questo, ma sempre.

Fonti: manganofoggia.it – Storia di Foggia di Leonardo Scopece

Annarita Correra

Mi chiamo Annarita Correra, ho 27 anni e amo raccontare storie. Credo che la bellezza salverà il mondo e per questo la cerco e la inseguo nella mia terra, la più bella del mondo. L’amore per la letteratura mi ha portato a conseguire la laurea triennale in Lettere Moderne e quella magistrale in Filologia Moderna. Ho collaborato con riviste online culturali, raccontando con interviste e reportage le bellezze pugliesi. La mia avventura con Foggia Reporter é iniziata cinque anni fa. Da un anno curo la linea editoriale del giornale, cercando di raccontare la città e la sua provincia in modo inedito, dando voce e spazio alla cultura e alle nostre radici. Mi occupo di web editor e creo contenuti digitali, gestisco la pagina Instagram del giornale raccogliendo e raccontando le immagini più belle delle nostra terra.

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