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Don Aniello Manganiello: “Avanti tutta Foggia!”: il prete di strada contro le mafie parla ai foggiani

“Conobbi Foggia da giovane sacerdote quando, dalla Campania nello scendere nelle Puglie, ci passavo per andare ad Alberobello, una delle mie primissime destinazioni”.

Inizia così la lunga lettere che Don Aniello Manganiello, da sempre a servizio della gente, ha deciso di dedicare a Foggia e ai foggiani in questo periodo così drammatico per tutti noi in cui ha anche trovato spazio, ancora una volta, la criminalità locale.

Cinque giorni fa, in pieno giorno, il centro “Il Sorriso di Stefano” è stato colpito nuovamente da un attentato dinamitardo dalla mafia foggiana.

“I paesaggi partivano dall’aspra Irpinia ai colorati prati del foggiano che mi aprivano il cuore lungo il cammino – prosegue -. Da sempre ho sentito parlare di Foggia come la città “granaio d’Italia”, con punte di regalità dove Madre Natura non ha mancato di completezza.

Le strade di Foggia ancor più mi sono familiari da quando decisi di fondare la mia associazione Ultimi che fu chiamata così proprio durante una passeggiata nel centro cittadino tra me e il vicepresidente, foggiano.

Un’accoglienza e una condivisione di intenti mostratami anche dalla nascita dei presidi “Ultimi Foggia” e “Ultimi Gargano”.

Una serie di fattori che mi fanno riflettere circa gli ultimi occorsi, tra bombe e scie di sangue che hanno gettato Foggia in un baratro da cui, per uscire, sarà necessario l’intervento di tutti.

Nonostante l’emergenza covid-19, da cui potrebbero derivare ulteriori manovre da parte della criminalità, non mi sento di abbassare la guardia e far finta che nulla sia accaduto e tantomeno voglio assuefarmi a questa ciclicità di deflagrazioni che sta colpendo non solo un imprenditore bensì tutta una comunità.

Ogni bomba è un sopruso rivolto a tutta una cittadinanza. È una porta in faccia sul futuro dei figli. E se Foggia e i suoi cittadini hanno mostrato di esserci per le strade, la politica dovrà dimostrarlo con i fatti e lo Stato ancor più con azioni pesanti che siano da deterrente ad analoghe scie criminali.

Se qualcuno gridava dal balcone di chiudere l’attività oggetto di attenzione dinamitarda io sono dell’avviso di aprire ed aprirle ancor più.

Sono solito fare la spesa nei piccoli negozi portati avanti da imprese familiari dove nell’acquisto si può ancora tastare la riconoscenza del negoziante,il calore e soprattutto quel contatto  tra persone che io chiamo umanità.

Ritengo che talvolta questi “negozietti sotto casa” abbiano rappresentato un luogo di coesione tra persone dello stesso quartiere, un’unità che ancor più dovremmo mostrare in questi giorni dove talvolta il passato dona risposte positive per un migliore presente.

Avanti tutta, Foggia!”.


Redazione

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