Foggia, dall’equivoco alla gogna social: quando il pregiudizio diventa pericolo

FOGGIA – Un banale fraintendimento, amplificato dalla velocità dei social network, ha rischiato di trasformarsi in un incubo per un giovane straniero a Foggia. Nella mattinata di ieri, martedì 24 febbraio, il ragazzo è stato erroneamente indicato online come l’uomo che avrebbe inseguito e tentato di rapire una donna con un bambino in via Arpi. Un’accusa gravissima, rivelatasi infondata, ma diventata virale nel giro di poche ore.

A far scattare i sospetti sarebbe stata la sua presenza prolungata in uno spiazzo della zona. Un dettaglio interpretato come comportamento sospetto e collegato, senza alcun riscontro, all’episodio denunciato in città. È bastato questo perché sui social iniziasse a circolare la sua immagine accompagnata da accuse e commenti carichi di rabbia. La realtà, però, è risultata ben diversa: il giovane stava lavorando. Era impegnato nel trasporto di bombole di gas per conto di una ditta e si era fermato in attesa che altri operai completassero un intervento. Nessun inseguimento, nessun tentativo di rapimento. Solo un equivoco.

A prendere posizione, aiutando a fare chiarezza, è stato un commerciante di viale Manfredi, che conosce il ragazzo da tempo, definendolo «un bravo ragazzo che lavora» e pubblicando un video per chiarire pubblicamente l’accaduto. Ma nel frattempo la spirale della disinformazione aveva già prodotto effetti: inviti alla “giustizia fai da te”, minacce più o meno esplicite, un clima di ostilità crescente. Nel tardo pomeriggio il giovane si è recato in Questura per sporgere denuncia.

L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più frequente: il pregiudizio che si salda con la viralità dei social, trasformando un sospetto in una condanna pubblica senza prove. La “giustizia da tastiera” rischia di travolgere persone innocenti, alimentando paure e tensioni sociali. In un contesto già fragile, la rapidità della condivisione può diventare un moltiplicatore di odio, soprattutto quando a essere colpiti sono cittadini stranieri, bersaglio più facile di stereotipi e generalizzazioni.

Una vicenda che invita alla prudenza: verificare le fonti, evitare processi sommari online e ricordare che dietro ogni volto condiviso c’è una persona, con diritti e dignità che non possono essere messi alla berlina per un clic.

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