Cronaca

L’odissea di Savino e Carmela, prima sfrattati e poi invisibili: “Abbiamo paura”

Foggia – È una vera e propria odissea, quella dei coniugi Consiglio. Prima sfrattati dopo 43 anni da via Montegrappa, poi letteralmente invisibili anche nella nuova casa di via Almirante, nel quartiere Macchia Gialla di Foggia.

Dopo lo sfratto e le peripezie degli uffici comunali e degli uffici di Ferrovie dello Stato, Carmela e Savino, 74enni foggiani, trovano una nuova sistemazione, la rimettono in sesto, ma da sette mesi sono praticamente fuori dai radar del Comune di Foggia. Semplicemente non esistono: “La dirigente è andata in pensione e noi non abbiamo nemmeno un documento in mano”.

Non esiste un contratto, non viene ancora modificata la residenza nonostante le numerose sollecitazioni: “Abbiamo paura di essere messi di nuovo fuori casa”, è il commento di Carmela. Già, perché quello di dover abbandonare la propria casa è un ricordo recente e molto doloroso.

Appena sposati, 44 anni fa, Savino, che di lavoro faceva il barbiere, prende la sua famiglia ed occupa, insieme ad un’altra decina di giovani coppie, i locali dismessi appartenenti a Ferrovie dello Stato, in via Montegrappa.

È il primo dicembre del 1976, Carmela è incinta del suo primogenito, così trovano una sistemazione in fretta e furia. Momentanea, pensano, visto che subito fanno domanda per l’assegnazione di un alloggio popolare, che non arriverà mai. Passano gli anni, di quei locali Ferrovie dello Stato sembra non volerne sapere.

Savino e Carmela si organizzano, in tutto lo stabile arrivano altre 30 famiglie che, come loro, non sanno dove andare. L’intero complesso, già negli anni 80, è interamente occupato. Quella di via Montegrappa diventa la loro casa, eseguono lavori, aggiustano i tetti, organizzano gli spazi comuni, ottengono perfino la residenza. Poi il 2005 è l’inizio della fine: chiamano i vigili del fuoco per constatare la pericolosità dello stabile, eseguono i lavori per continuare a vivere in quelle mura infiltrate e poco solide.

E da allora cambia tutto: dopo un lungo ping pong di responsabilità, Ferrovie dello Stato chiede ed ottiene, solo da loro, dopo 43 anni, la restituzione dello stabile fissando la data dello sfratto al 6 febbraio 2019. Carmela e Savino restano increduli: “A 73 anni dove andiamo?”.

I due anziani le provano tutte e si rivolgono all’allora Prefetto di Foggia: “Mai un cinema, mai una pizzeria, mai una vacanza: abbiamo sempre pensato a crescere i nostri figli e a fargli prendere il diploma”, gli hanno raccontato chiedendo un aiuto. Se ne interessa, senza clamori ma con operatività costante, anche il consigliere comunale Salvatore De Martino. Savino e Carmela ottengono una nuova casa, in zona Macchia Gialla.

Una signora è deceduta, si libera un appartamento comunale. Sarà la loro casa, il loro diritto conquistato con fatica. Quando sembra tutto risolto, però, si affaccia nuovamente l’ombra dello sfratto, della mancanza di tutele, quell’essere invisibili che crea disagio, tensione, paura.

“Da luglio siamo qui, abbiamo preso possesso della casa, ma viviamo con il terrore che possano cacciarci nuovamente. Non abbiamo né la residenza, né un contratto, abbiamo fatto dei lavori ma domani chiunque potrebbe mandarci via.

Noi vogliamo regolarizzare la nostra posizione, vogliamo pagare le tasse anche se la nostra pensione non è alta, vogliamo dare tutto ciò che ci spetta. Non siamo in buone condizioni di salute e abbiamo paura che ci rimettano fuori”, dice Carmela Consiglio.

Nel frattempo continuano a pagare la TARI presso l’altro indirizzo, pur avendo lasciato la casa di via Montegrappa da luglio. In più si aggiunge il timore  che le nuove graduatorie per l’assegnazione di alloggi possano stravolgere ancora la loro tranquillità e che, senza un appiglio formale, la casa possa essere strappata nuovamente di mano.

Infatti, a Foggia, in attesa c’è un vero e proprio esercito di richiedenti e aventi diritto ad una sistemazione comunale. Savino e Carmela lo sanno bene, lo hanno già vissuto e subìto. A 73 anni, però, pensano di avere il diritto, più che di una casa, di vivere in pace.

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