
Non è stata solo una conferenza, ma un abbraccio collettivo quello che si è respirato sabato scorso, 11 aprile, nella cornice del chiostro comunale “F.P. Fiorentino” a San Giovanni Rotondo. L’evento “Uniti per la Fibromialgia” ha dimostrato che, quando si parla di salute e sofferenza, la partecipazione non è solo un numero, ma un bisogno profondo di risposte e vicinanza.
La fibromialgia è spesso definita la “malattia invisibile”. Chi ne soffre combatte ogni giorno contro un dolore che non si vede sulle lastre o nelle analisi del sangue, ma che logora la vita. Sabato, però, quella sofferenza è diventata visibile e, soprattutto, ascoltata. Relatori di altissimo livello hanno saputo dosare il rigore della scienza con una sensibilità rara, parlando al cuore di una platea attenta e profondamente coinvolta.

I relatori dai primi interventi, non si sono limitati a spiegare una patologia, ma hanno illustrato un percorso di cura che non lasci nessuno da solo.
Dal confronto sono emersi tre pilastri fondamentali, tre “cantieri” su cui la comunità e le istituzioni devono continuare a lavorare. Non basta diagnosticare; serve una presa in carico che sia rapida ed efficace. La ricerca deve correre per offrire soluzioni terapeutiche sempre più mirate.

Bisogna abbattere il muro dei pregiudizi e della superficialità di chi, non capendo il dolore altrui, finisce per isolare il paziente. C’è bisogno di una nuova cultura dell’empatia.
È il momento dei diritti. La fibromialgia attende ancora un riconoscimento normativo pieno, che si traduca in tutele concrete e accesso agevolato alle cure.

Istituzioni, medici e cittadini seduti dalla stessa parte del tavolo per mettere a disposizione il loro sapere e ai tanti partecipanti che, con la loro presenza silenziosa ma partecipe, hanno dato senso a questa
iniziativa.

La strada verso il riconoscimento e la cura è ancora lunga, ma questi incontri, sembrano stare dalla parte di chi spera in una salita meno ripida.

