Energia e conflitto in Medio Oriente: rincari in vista, Puglia vulnerabile nonostante il surplus

FOGGIA – Il conflitto in Medio Oriente rischia di avere effetti diretti anche sull’economia della Puglia. L’aumento delle quotazioni di petrolio e gas si traduce infatti, nel giro di poche settimane, in bollette più care e in rincari a cascata sui prezzi al dettaglio, con nuove possibili difficoltà per famiglie e imprese.
Secondo uno studio del data analyst Davide Stasi, la Puglia risulta particolarmente esposta: pur essendo la regione italiana con il maggior surplus energetico – produce circa 10mila gigawatt in più rispetto al proprio fabbisogno – beneficia in minima parte della ricchezza generata dal settore.
Nel 2025 le società pugliesi di fornitura di energia elettrica e gas hanno fatturato appena lo 0,3% del totale nazionale (727 milioni di euro su oltre 251 miliardi). L’82% del fatturato complessivo si concentra invece in due sole regioni, Lazio (51%) e Lombardia (32%), dove hanno sede legale le principali aziende del comparto.
La Puglia si colloca così al 15° posto su venti regioni per volume d’affari nel settore energetico, con ricadute anche sul gettito fiscale, dato che imposte come l’Irap vengono versate nei territori dove le società hanno sede.
Lo studio evidenzia come le attuali politiche energetiche rischino di ampliare le disuguaglianze territoriali. La produzione da fonti rinnovabili rappresenta un’opportunità di sviluppo, ma – sottolinea Stasi – occorre garantire benefici concreti a cittadini e imprese pugliesi, tutelando al contempo turismo, agricoltura e paesaggio. (foto https://freeto-x.it/articolo/energie-fonti-rinnovabili/)