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Due migranti intossicati in una baracca. L’appello dei Francescani secolari: “Nessuno sia considerato materiale di scarto”

«È tempo di stare con questi fratelli, perché nessuno sia considerato materiale di scarto». È l’appello che parte dalle pagine di FVSonline, rivista dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia, in seguito alla tragedia di ieri avvenuta nello slum di Borgo Mezzanone, nelle campagne del foggiano, dove due lavoratori immigrati africani hanno perso la vita, intossicati da un braciere.

Il messaggio giunge, in particolare, da Roberto Ginese, francescano secolare di Foggia e delegato nazionale OFS presso il Forum delle Associazioni Familiari: «Ancora incendi, ancora morti in luoghi così spettrali, che per definirli è necessario far ricorso ad una terminologia del passato – ghetti, inferni, baraccopoli – eppure ancora tristemente presenti nella nostra terra e vicinissimi alla nostre moderne città del primo mondo. Qualcuno le definisce città fantasma, perché, come i fantasmi, sono realtà invisibili finché, in queste drammatiche circostanze, come colpite da un fascio di luci ad infrarossi, riappaiono all’improvviso e occupano spazi tra le pagine patinate di rotocalchi e nelle scarne note di cronaca; ma anche nei distratti commenti sui social e su qualche nostalgico stato di Whatsapp. Poi quel sapore amarognolo va velocemente dissolvendosi, la curiosità finisce, il ghetto ripiomba nel buio e nel freddo, e per illuminare e riscaldare si riaccendono impianti elettrici improvvisati e pericolosi e bracieri insalubri e mortiferi. E si va avanti così, fino alla prossima disgrazia». 

Ginese è tra le persone che hanno sfidato paure, pregiudizi e sospetti e hanno iniziato a dare fiducia, a partire dal primo sconosciuto che chiedeva ospitalità, fino ai tanti, odierni, mendicanti di prossimità agli angoli di periferia. Con un frate francescano e un gruppo di francescani secolari, 36 anni fa ha contribuito a fondare la “Casa d’accoglienza Sant’Elisabetta d’Ungheria” struttura che nel 1986 ha avviato l’esperienza dell’accoglienza dedicata a persone indigenti, senza casa e senza sostentamento. Tra loro, fin dall’inizio vi furono, e vi sono ora, numerosi migranti con le loro famiglie, che vengono accompagnati nell’inserimento nel tessuto sociale, con la conoscenza della lingua, corsi di avviamento al lavoro, laboratori artigianali, tirocini  formativi.

A Francesco il Volto Secolare Ginese racconta cosa significhi la morte dei due immigrati, uomo e donna, nel quadro di una situazione di indifferenza, sfruttamento, emarginazione sociale: «Per chi ha avuto la fortuna, il desiderio, la grazia di essere condotto tra questi fratelli, di entrare nelle loro baracche di condividere un pezzetto della loro vita, la morte di Ibrahim e Queen è una tristezza infinita, una perdita enorme, un dolore senza tempo. Ma, insieme, è la conferma di una sola necessità: non si può rimanere indifferenti, non è umano non lasciarsi smuovere dalla tiepidezza salottiera, non è possibile non sentirsi interpellati da “questo povero che grida”. È perfino indecente, per un cristiano, non provare a fare qualcosa per chi ci è evangelicamente prossimo. È tempo di usare misericordia, di “stare” con questi fratelli, per conoscere le situazioni, per sensibilizzare le coscienze, per spingere la promozione di norme giuste, per sollecitare interventi politici adeguati per cambiare ciò che non è giusto perché «nessun uomo sia oggi considerato materiale di scarto».

Il fatto costituisce un appello ai francescani secolari e a tutti i battezzati, chiamati a farsi presenti accanto ai poveri: «È tempo di uscire – conclude Ginese – dal mondo delle comode abitudini delle nostre fraternità, dei rigidi schemi che intrappolano l’intraprendenza dei desideri e riconducono nei solchi della pigrizia. È davvero il tempo del “tutti fuori”, verso quelle periferie ferite dell’esistenza da riempire di umanità e illuminare di speranza. Non è un sogno, è semplicemente la nostra vocazione».

Roma, 24 gennaio 2023

RIPRODUZIONE RISERVATA © sipomedia adv

Di: Comunicato Stampa

Redazione

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