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Dopo l’aggressione al figlio i silenzi istituzionali: il grido di un padre contro l’indifferenza

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FOGGIA – Vincenzo Rizzi, ambientalista e già consigliere comunale del capoluogo, ha raccontato in una lettera aperta il dolore dopo l’aggressione subita dal figlio 24enne, sottolineando come la ferita più grande sia il senso di solitudine e l’abitudine diffusa alla violenza. Attraverso la metafora del bue muschiato, che protegge i più deboli facendo “cerchio”, Rizzi richiama il valore di una comunità capace di solidarietà concreta. Se da un lato ha ricevuto vicinanza sincera da tanti cittadini, dall’altro denuncia un pesante silenzio da parte delle istituzioni locali e di alcuni soggetti pubblici. “In questi giorni – scrive – ho sentito la vicinanza sincera di tante persone, e di questo sono profondamente grato. Messaggi, telefonate, parole semplici ma vere hanno avuto un peso reale. Mi hanno fatto sentire che una parte della comunità c’è, eccome, e sa ancora stringersi attorno a chi soffre. Proprio per questo, però, non posso fingere di non aver avvertito anche altro: un silenzio istituzionale pesante. Lo scrivo oggi, nel giorno della Festa del Papà, con un’amarezza che non riguarda solo me. Perché da padre si vorrebbe proteggere sempre i propri figli. E quando non ci si riesce, si spera almeno di sentire che esiste un perimetro pubblico capace di dire, con sobrietà e senza retorica: “ci siamo”. Non una passerella. Non una formula di circostanza. Un segnale umano, semplice, coerente con il ruolo che si ricopre. E invece, salvo rare eccezioni, quel segnale non è arrivato”.

Rizzi distingue tra “banalità del male” e una più inquietante “casualità del male”, una violenza imprevedibile che può colpire chiunque, evidenziando il rischio di assuefazione collettiva. La lettera si chiude con un appello: recuperare il senso di comunità, capace di proteggere e non restare indifferente, per evitare che la violenza diventi normalità e che i giovani crescano senza punti di riferimento.

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