Cronaca

Deepfake e revenge porn, a Storie Italiane gli ultimi sviluppi sul caso della foggiana Arianna

In diretta su Rai1 con Eleonora Daniele, Arianna Petti ha raccontato: “Il mio sospetto era giusto”

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“Quando mi è stata comunicata la notizia non potevo crederci. Ero felicissima perché finalmente abbiamo attribuito un volto e un nome a questo individuo, chiamarlo persona è veramente troppo”, così ha esordito in diretta a Storie Italiane su Rai1 con Eleonora Daniele, Arianna Petti, la giovane ragazza di Foggia vittima di revenge porn e deepfake.

“Durante i numerosi interrogatori in cui volevano capire se avessi sospetti o no,  il primo nome che ho fatto è stato quello di quell’individuo lì”, ha raccontato, “Lo conoscevo perché abbiamo fatto le scuole insieme, dall’asilo nido fino alle medie. Purtroppo, io 7 anni fa sono stata vittima di violenza fisica e verbale da parte di questo individuo: durante la prima media lui sfogò tutta la sua rabbia e frustrazione su di me. Le motivazioni precise ovviamente non posso attribuirle con certezza perché arrivare a tanto, 7 anni dopo, è stata la cosa peggiore che abbia potuto fare. Non pensavo potesse avere una mente così cattiva da manipolare l’intelligenza artificiale per le sue richieste. È stato uno shock da un lato, ma dall’altro ero consapevole che il sospetto fosse certo”. E ancora: “Non so dare una risposta precisa del perché del gesto, posso solo dire che c’è tanta frustrazione, cattiveria e ‘vendetta’, anche se io non ho mai fatto del male a nessuno, ho sempre cercato di aiutare tutti, di essere leale e altruista. Non la chiamo una bravata perché non lo è, dietro a questi reati, vedo tanta ignoranza e tanta cattiveria ingiusta”.

“La questione non è finita: fino a quando non verrà adottata una qualsiasi misura cautelare o fino a quando non ci saranno pene esemplari definitive,  è ovvio che sfoceremo sicuramente nella paura di poter ritrovare per strada lui o un suo parente. Non si sa quello che potrebbe fare”, ha poi aggiunto, “Se potessi parlargli? Gli chiederei solo perché l’ha fatto e di pensare alle sue azioni, di rifletterci. Le scuse non serviranno a cancellare quello che mi ha fatto”.

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