Fa riflettere la storia di OPI, nome d’arte di Simone Opini, 24 anni di Bonate Sopra, in provincia di Bergamo, tra i protagonisti dell’ultima edizione di Amici di Maria De Filippi.
Pop-punk, carattere schietto e tanta gavetta alle spalle. OPI non era nuovo alla scuola: lo scorso anno aveva provato ad entrare ma aveva perso la sfida contro TrigNO. Quest’anno ce l’ha fatta, conquistando un banco e anche l’elogio di Rudy Zerbi, prima di uscire dal programma.
Fin qui, la favola del talent. Poi, la realtà.
Una volta fuori, OPI ha raccontato di essere tornato a fare quello che faceva già prima di entrare ad Amici: l’imbianchino. Un lavoro manuale, lontano dalle luci dello studio, necessario per un motivo molto concreto: mettere da parte 100 euro per comprare l’Autotune e continuare a fare musica.
Una frase semplice, che ha fatto il giro del web perché racconta senza filtri cosa succede dopo.
Perché Amici ti regala una vetrina pazzesca, ti fa conoscere a migliaia di persone, ma non ti assicura automaticamente un futuro stabile nella musica. Finita l’esperienza televisiva, per molti ragazzi inizia la parte più difficile: trovare il modo di restare a galla, tra affitto, bollette e il sogno che non si vuole mollare.
Nel caso di OPI, quel modo è stato tornare in cantiere. Pennello, vernice e poi di sera in studio a scrivere e registrare.
E no, tornare a un lavoro normale dopo la TV non vuol dire aver fallito. Vuol dire avere i piedi per terra. Vuol dire mantenersi con le proprie mani mentre si continua a inseguire, con ancora più determinazione, l’obiettivo di vivere di musica.
