Costrette a pagare 150 euro per lavorare sulla statale: i sospetti sull’uomo legato alla scomparsa di Elena

FOGGIA – «È venuto da noi e ci ha chiesto 150 euro a testa per tre giorni per poter restare lì. Diceva che dovevamo pagare se volevamo continuare a lavorare. In cambio voleva che Elena si appartasse con lui». È uno dei passaggi più inquietanti del racconto fatto al Corriere del Mezzogiorno dall’amica di Elena Rebeca Burcioiu, la giovane romena di 21 anni scomparsa dal 2 marzo lungo la Strada Statale 16 Adriatica, tra Foggia e San Severo, nei pressi di Borgo La Rocca.
La testimonianza, riportata dagli investigatori, descrive un contesto di sfruttamento e pressioni che potrebbe rappresentare uno degli elementi chiave nelle indagini sulla sparizione della ragazza. Nel frattempo le ricerche proseguono senza sosta: la Prefettura di Foggia ha attivato il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse, mentre gli inquirenti stanno ricostruendo gli ultimi movimenti della giovane e verificando tutte le testimonianze raccolte lungo quel tratto di strada. Secondo il racconto dell’amica, nei giorni precedenti alla scomparsa un uomo di origine albanese avrebbe tentato di imporre il proprio controllo sulle ragazze che si prostituivano lungo la statale. La prima volta si sarebbe presentato insieme a una donna connazionale. «Dopo aver baciato la mano di Elena – racconta la testimone – ha provato a trascinarla verso l’auto, voleva costringerla ad andare con lui». In seguito l’uomo sarebbe tornato chiedendo denaro alle due giovani per consentire loro di continuare a lavorare in quella zona. Il giorno della scomparsa le due ragazze erano arrivate da Canosa di Puglia verso le 10 del mattino e si erano posizionate sotto il ponte lungo la statale, come facevano abitualmente in attesa dei clienti. Intorno alle 11 si sarebbe fermata una Bmw nera, guidata da un giovane tra i 24 e i 27 anni, descritto come di bell’aspetto. L’uomo avrebbe chiesto di appartarsi con Elena e, secondo la testimone, avrebbero concordato 20 euro per pochi minuti. I due si sarebbero poi allontanati verso un casolare abbandonato poco distante, uno dei luoghi utilizzati dai clienti. Ma Elena non è più tornata. Alle 12.30 l’amica, preoccupata per il ritardo, ha provato a chiamarla. Elena avrebbe risposto spiegando che si erano spostati perché nella zona c’era un camion. Durante la telefonata la testimone avrebbe parlato anche con l’uomo che era con lei. «Mi ha detto che aveva pagato altri 40 euro per restare più tempo». L’amica avrebbe quindi chiesto alla giovane di tornare subito, ma mentre stavano parlando la telefonata si è interrotta improvvisamente. Da quel momento il telefono non ha più dato segni di vita. Le ore successive restano avvolte nel mistero. Alcune persone che lavorano lungo la statale hanno raccontato di aver visto una ragazza visibilmente spaventata. Una prostituta ha riferito agli investigatori di aver incontrato Elena poco prima della scomparsa: «Piangeva e aveva paura». In quel momento un uomo le avrebbe dato dei soldi senza fermarsi.
Nella zona sono stati successivamente ritrovati il cellulare e un giubbotto bianco di pelliccia appartenenti alla giovane, elementi che hanno concentrato le ricerche proprio lungo quel tratto della statale. Le indagini proseguono per chiarire cosa sia accaduto a Elena e ricostruire con precisione le ultime ore prima della sua scomparsa.

