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Cerignola, il percorso scolastico di Chiara si chiude con un attestato invece del diploma: l’amarezza della famiglia

Ventenne con disabilità intellettiva, ha concluso il quinquennio all'Istituto Agrario Pavoncelli

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Si parla spesso di inclusione, ma poi ci sono vicende che lasciano l’amaro in bocca. Come quella di Chiara Bruno, 20 anni di Cerignola, che ha da poco terminato il suo ciclo di studi presso l’Istituto Tecnico Agrario “G. Pavoncelli”.

Chiara, ragazza con disabilità intellettiva, ha seguito per cinque anni l’indirizzo Enogastronomia, trasformatosi in Sala/Bar dal terzo anno in poi.

È stato un percorso con alti e bassi, come per tutti i ragazzi. Chiara però non ha mai mancato, ha partecipato con entusiasmo. La sua disabilità non è fisica ma cognitiva e, soprattutto nelle attività pratiche e laboratoriali, ha sempre mostrato costanza e volontà“, racconta la madre, Monica Bellapianta.

Nel corso degli anni, spiega la donna, la figlia ha dovuto affrontare diversi cambi di insegnante di sostegno, un avvicendamento che non avrebbe aiutato la continuità didattica e il benessere psicologico. Ciononostante, sottolinea Monica, l’impegno di Chiara è sempre stato riconosciuto dal corpo docente. “Ho seguito personalmente l’intero percorso, ho partecipato a tutte le riunioni, senza mai interferire con il lavoro degli insegnanti. Per questo sono rimasta sgomenta quando, al termine dei cinque anni, a mia figlia è stato consegnato non il diploma, ma un semplice attestato di frequenza”.

Un documento, quest’ultimo, che secondo la famiglia non offre reali sbocchi occupazionali e che, di fatto, non consentirebbe neppure l’iscrizione al collocamento mirato nelle categorie protette per l’accesso al lavoro nel pubblico impiego.

Sono amareggiata e delusa – prosegue Monica Bellapianta – perché conosco direttamente situazioni di ragazzi con disabilità anche più complesse che hanno invece ottenuto il titolo di studio. Mi sono rivolta ai servizi sociali e a un legale perché sono sicura che è stata commessa un’ingiustizia. Dalla scuola mi è stato detto soltanto che le normative sono cambiate, senza fornirmi spiegazioni dettagliate. Ho avvertito un rimpallo di responsabilità che, come madre di una ragazza disabile, mi ha ferito profondamente”.

La testimonianza di Monica raccoglie lo sfogo di una madre, ma dà voce anche a tanti genitori di ragazzi e ragazze con disabilità che ogni giorno si trovano a lottare affinché ai propri figli sia garantito non un privilegio, ma un percorso dignitoso e spendibile per il futuro.

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