Sanità

Casa Sollievo, affondo di Gumirato: “I decreti ingiuntivi danneggiano la reputazione dell’ospedale”

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SAN GIOVANNI ROTONDO – Un bilancio in attivo che rivendica la “missione compiuta” da un lato; lo spettro di centinaia di decreti ingiuntivi, piazze in rivolta e l’accusa infuocata di aver “offeso e umiliato una comunità” dall’altro. L’ultimo discorso ai dipendenti di Gino Gumirato, direttore generale della Fondazione Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, segna un punto di non ritorno nelle relazioni interne della struttura sanitaria, con un durissimo atto d’accusa del manager verso i lavoratori che hanno scelto la via delle vie legali. Il momento di massima tensione si è registrato quando Gumirato ha affrontato il nodo del contratto collettivo e i 400 decreti ingiuntivi presentati dai lavoratori per riscuotere gli arretrati. Il DG ha espresso un atteggiamento fortemente critico verso questa iniziativa, definendola una manovra di “speculazione elettorale” e smentendo categoricamente l’ipotesi di tagli ai salari.

Il manager ha rilanciato con una tesi provocatoria: i dipendenti di Casa Sollievo percepiscono stipendi molto più ricchi rispetto alla sanità pubblica poiché, grazie agli accordi integrativi di secondo livello, la Fondazione paga quasi 7 milioni di euro all’anno in più rispetto al contratto pubblico (citando l’ospedale Miulli come esempio di chi applica la base pubblica senza integrativi). Per i medici, Gumirato ha aggiunto che la Regione Puglia avrebbe contestato alla Fondazione una spesa superiore di 2 milioni di euro all’anno rispetto ai policlinici di Bari e Foggia. I ricorsi legali e le denunce sindacali in TV avrebbero inoltre causato il blocco “reputazionale” di un finanziamento vitale da 30 milioni già ottenuto da Unicredit. Gumirato ha aperto l’incontro blindando la propria gestione contabile e rivendicando il ribaltamento della situazione finanziaria ereditata a fine 2022, quando la Fondazione registrava un capitale netto negativo di 100,8 milioni di euro e perdite per 29 milioni.

Il bilancio si chiuderà in sostanziale pareggio per la parte sanitaria e in utile sul fronte delle donazioni (11 milioni raccolti dall’estero). Il capitale netto è tornato positivo per circa 53 milioni di euro, con un Ebitda di quasi 9 milioni. Il manager ha spiegato che la Fondazione ha erogato 58,5 milioni di cassa, divisi tra 33,5 milioni in investimenti e 25 milioni di debiti arretrati pagati ai dipendenti. Una scelta che ha pesato sul blocco dei pagamenti ai fornitori (80 milioni di scaduto).

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