ROMA – La tradizione dei fiori secchi di San Nicandro Garganico può tornare a essere una leva concreta di sviluppo economico e territoriale. È questo il messaggio emerso durante l’incontro dedicato alla valorizzazione delle botaniche ornamentali del Gargano. Negli anni ’80 e ’90 la raccolta e la lavorazione di graminacee, cardi ed erbe spontanee rappresentavano per il territorio una vera economia locale, fatta di lavoro, competenze artigianali e identità culturale. Oggi quella tradizione può essere rilanciata all’interno di una filiera moderna che unisca agricoltura, trasformazione, artigianato e turismo esperienziale.
Il mercato del florovivaismo continua infatti a crescere: il settore italiano supera i 3 miliardi di euro, mentre il mercato globale dei fiori e delle piante ornamentali supera i 60 miliardi. In questo contesto, il segmento dei fiori essiccati sta vivendo una nuova stagione di interesse nei settori del design, dell’hotellerie e del wedding. Il Parco Nazionale del Gargano, con la sua straordinaria biodiversità, può diventare il cuore di un progetto capace di trasformare una tradizione storica in una filiera organizzata e sostenibile, valorizzando il paesaggio, creando nuove imprese e offrendo opportunità ai giovani del territorio.
Molti i relatori che hanno contribuito al confronto con competenze e visioni diverse: Raffaele Di Mauro, commissario del Parco Nazionale del Gargano; Claudio Grenzi, editore e appassionato cultore delle bellezze autentiche della Puglia; Fabrizio Ferrari, professore di Geografia economica; Laura Augello, dottoranda dell’Università di Chieti–Pescara; Giuseppe Savino, imprenditore e noto comunicatore del turismo esperienziale; Armando Guerrieri, imprenditore nel settore dei fiori secchi e Mimmo Attademo, fotografo autore della mostra sui fiori secchi di San Nicandro Garganico presentata anche in Francia, in Provenza.
