Book Reporter #7: Pazienza, leggerezza e complicità, questi gli ingredienti per essere “Felici tutti i giorni”

Con l’autunno e i maglioni caldi torna anche Book Reporter, la rubrica di ...

Foggia Reporter

Con l’autunno e i maglioni caldi torna anche Book Reporter, la rubrica di Foggia Reporter dedicata ai libri. Recensiamo un libro al mese, cercando di incuriosirvi il più possibile e di raccontarvi a nostro modo il mese attraverso la lettura di un libro da noi scelto. Questo progetto si svolge in collaborazione con la libreria Kublai – Libri. Cibi. Incontri di Lucera. Che siate o meno assidui frequentatori di librerie o biblioteche lasciatevi trasportare dalla curiosità e dal piacere di conoscere, pagina dopo pagina, storie sempre diverse.

Astronomicamente l’autunno ha bussato alla nostra porta il 22 settembre, ma sembra che quest’anno l’estate abbia faticato parecchio ad andarsene. Ora che siamo in pieno ottobre, avvertiamo (finalmente) quel pungente venticello autunnale che ci solletica il collo e che ci suggerisce di tirar fuori dagli scatoloni maglioni caldi, sciarpe e cappelli. Le foglie iniziano a cambiare colore e a cadere, il profumo della cannella lentamente invade le case e l’odore delle castagne, inondando le strade, ci permette di immaginarci nel viale alberato di un bosco. Per gli amanti della lettura, questo è il mese ideale per divorare un buon libro, sprofondando nel divano di casa tra coperte calde e tazze di the, o su una panchina del parco mentre la natura intorno cambia e si trasforma.

Abbandonate la tv o il computer per un giorno e concedetevi un pomeriggio al parco, passeggiando tra pigne e foglie arancioni, avvolti dal profumo degli alberi. Non dimenticatevi però di portare con voi un libro, compagno indispensabile per questi pomeriggi autunnali. Dopo la breve pausa estiva torniamo a proporvi pagine e pagine da leggere magari davanti ad una buona tazza di caffè nero bollente. Questa volta vogliamo suggerirvi il leggero e spensierato mondo newyorkese racchiuso nel romanzo di Laurie Colwin, Felici tutti i giorni.

Edito dalla casa editrice Sur, Felici tutti i giorni,  pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti con il titolo originale “Happy All the Time” nel 1978, è stato poi tradotto da Chiara Baffa e occupa gli scaffali delle nostre librerie da settembre. Una vera e propria commedia sentimentale ambientata nella New York dell’Upper West Side, fatta di case eleganti e ristoranti lussuosi, e abitata dalla borghesia più colta e raffinata della città.

Noioso direte. La solita storia in cui l’autore punta il dito contro i protagonisti, giovani, belli e vergognosamente ricchi, criticando il loro vivere alla giornata e le loro avventure sentimentali. Questa volta vi sbagliate, niente cliché o analisi pungenti dello spaccato blasonato newyorkese. Semplicemente una storia fresca, divertente e capace di strapparci un sorriso dietro l’altro.

Laurie Colwin, autrice originaria di Manhattan, scomparsa nel 1992 a soli quarantotto anni, è stata un’apprezzata collaboratrice del “New Yorker e della rivista “Gourmete una stimata protagonista della scena editoriale newyorkese. Con questo romanzo ci trascina per mano in un microcosmo al profumo di sigari abitato dai cugini di terzo grado Guido Morris e Vincent Cardworthy, più amici che parenti, ormai alla soglia dei trent’anni, che amano passare le giornate a ciondolare tra i viali di Central Park o nei migliori bar dell’Upper West Side bevendo buon bourbon e fantasticando sui loro matrimoni.

Fortunati e talentuosi, sono due giovani uomini che hanno l’aria di chi non deve preoccuparsi poi tanto per il proprio futuro. Una vita serena, monotona e vuota allo stesso tempo, destinata a cambiare con l’arrivo di due ragazze che inciampano nella vita dei due rivoluzionandola completamente.

«Adesso che si affacciava ai trent’anni era convinto che in amore si commettessero vari errori, finché a un certo punto non ci si sentiva assolutamente sicuri. Quella sicurezza trovò il suo oggetto in Holly Sturgis. Guido prendeva sul serio le questioni di cuore e altrettanto seriamente prendeva le questioni estetiche. Qualcosa in Holly Sturgis lo colpì nel profondo. Già al primo sguardo si percepivano la sua eleganza e precisione. Tutto in lei lo emozionava – la consapevolezza delle sue movenze, la grazia con cui camminava, il fatto che si togliesse i guanti con i denti. Guido credeva che il desiderio fosse una rapida sintesi di gusto estetico e intuizione. Voleva Holly Sturgis, punto e basta»

Guido perde completamente la testa per una ragazza dall’aria parigina, esile, con i capelli neri, lucidi e tagliati come li portano i bambini giapponesi, e che sprigiona grazia da tutti i pori. Le sue lenzuola profumavano di lavanda, le scarpe nell’armadio erano tutte allineate e imbottite di carta velina rosa e i cassetti zeppi di bustine profumate. In ogni angolo della sua casa si respirava un profumo di mughetto e tutto era perfettamente candido e lucente. Holly Sturgis è però allo stesso tempo anche spiazzante e per tutto il romanzo sarà un personaggio che amerete e odierete, per la sua concretezza fredda e disarmante e per la sua aurea di incorporeità che la rende poco umana e spinge Guido, per quasi tutto il romanzo, a non sapere cosa lei possa provare veramente per lui.

Dall’altra parte c’è Misty Berkowitz, una ragazza che è tutta un’incognita e che si definisce “il flagello di Dio”. Una linguista con piccoli occhiali dorati che le danno l’aria di essere sempre annoiata. Non sorride mai, risponde aggressivamente e sembra trascorrere le sue giornate in uno stato di perenne agitazione. Vincent però non si lascia spaventare e, con la testardaggine di chi punta un obiettivo e vuole a tutti i costi raggiungerlo, insegue Misty disperatamente.

«A volte penso sia amore e a volte penso sia una malattia», dice Vincent pensando al difficile rapporto con Misty. L’amore è una cosa semplice ma allo stesso tempo può essere incredibilmente difficile e degno di mille attenzioni. Se non si è attenti e testardi tutto ciò che abbiamo costruito può crollare da un momento all’altro. L’amore è molto simile ad un castello costruito con le carte da gioco, basta un alito di vento e tutto può cadere. È questo il meccanismo che muove il romanzo, quell’ingranaggio che ci porta a divorare le 248 pagine per scoprire come va a finire la storia tormentata che lega i quattro protagonisti, che con un pizzico di ottimismo e una buone dose di coraggio inseguono l’idea di felicità e ci regalano un buonumore dal quale è difficile non lasciarsi contagiare.