Economia

Bene il mercato dell’export italiano

C’è un settore che fortunatamente non conosce crisi ed è l’export italiano di alta gamma. La qualità e la professionalità del marchio Made in Italy si conferma ancora oggi un punto di forza dell’export del nostro Paese.

I dati Istat

L’Istituto di statistica ha divulgato numeri decisamente incoraggianti per l’export Made in Italy. Rispetto a febbraio di quest’anno l’Istat ha registrato un aumento del 4% e addirittura del 14,5% rispetto al 2016 seppure si tratti di un dato grezzo che diventa del +12,4% se si tiene in considerazione il maggior numero di giorni lavorativi. Il numero più alto registrato da oltre cinque anni. Solo ad agosto del 2011 era stato registrato un segno positivo maggiore che era del 15,2%.

Oltre i confini dell’Unione Europea

A segnare un aumento del 15,1% rispetto allo scorso anno è l’area extra Ue, mentre l’export all’interno dei confini europei segna un +14,1%. A richiedere prodotti Made in Italy è principalmente la Cina, dove si è registrato un +32,2% e paesi Asean. Ad essere maggiormente richiesti in questo caso sono gli autoveicoli (+28%), i prodotti petroliferi raffinati (+47%), gli articoli farmaceutici, i chimico-medicinali e i prodotti botanici (+22%).

Il rapporto SACE

A confermare le previsioni rosee dell’Istat è stato anche il rapporto annuale di Sace – Export Unchained che ha aperto ad un cauto ottimismo. Secondo il Sace infatti tra il 2017 e il 2020 l’export italiano aumenterà di un tasso medio del 4% fino a raggiungere tra tre anni il valore di 489 miliardi di euro.

Il valore del mercato estero

L’Istat ha effettuato anche una proiezione in termini di moneta di questi numeri arrivando ad indicare che il surplus commerciale varrebbe 5,4 miliardi di euro, mentre nei primi tre mesi del 2017 l’avanzo commerciale avrebbe raggiunto i 6,7 miliardi.

Il dato positivo

Che l’export italiano registri dati così incoraggianti è senz’altro positivo per le nostre imprese che evidentemente sono molto attive nei mercati internazionali, soprattutto per la qualità dei prodotti. Imprese che dunque sono pronte a riagganciare il treno della ripresa mondiale. Un trend positivo che già nel 2009 veniva registrato e sottolineato anche da Fabio Pammolli, direttore del Centro studi per la competitività regole e mercati. Segnali confortanti che nel 2009 venivano salutati sicuramente con favore perché segnavano già la tenuta delle nostre imprese sui mercati internazionali. Rispetto a questo trend positivo però, si aggiungeva anche che la domanda interna avrebbe giocato un ruolo chiave nel determinare i tempi di recupero. Su quest’ultimo punto allora bisognerà lavorare per poter trascinare definitivamente il Paese fuori dalla zona d’ombra di una crisi che sembrava interminabile.

Redazione

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